MINE

Ar70-90 scrive:

MINE

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Fra tutte le armi, le mine terrestri sono quelle di cui si è parlato più estesamente, in particolare nell’ambito di una campagna volta all’abolizione di quelle antiuomo, operazione che in Italia ha assunto connotati completamente stravolti rispetto alla realtà. Incominciamo con il dire che le mine sono armi assolutamente difensive, per cui, in termini strategici, rappresentano un caso quasi unico. Dal punto di vista pratico, il loro impiego implica un solo grande difetto: Rimangono attive anche dopo che la funzione non è più necessaria, finendo per rendere pericolose vaste aree, particolarmente da quando il loro utilizzo si è esteso e non viene più correttamente riportato sulle mappe. Sono state posate decine di milioni di mine antiuomo che, anche a distanza di anni, continuano a causare vittime fra i civili. In particolare alcune piccole mine a.u. in pratica hanno effetti non letali ma provocano danni permanenti alle vittime, per cui in queste zone è facile incontrare persone che hanno subito amputazioni e altre gravi menomazioni.
Completamente da sfatare sono le solite dicerie circa gli ordigni di produzione italiana. Secondo i promotori della campagna, l’Italia è il maggior produttore di mine antiuomo e gran parte dei danni ascrivibili a questi ordigni è addebitabile a ordigni di produzione italiana. Nella realtà molti paesi hanno prodotto centinaia di milioni di questi ordigni e hanno sempre abbondantemente rifornito il mercato, senza che nessuno abbia mai protestato. Occorre anche ricordare i grossi problemi per la bonifica delle aree mìnate e dei rischi per il personale. E in queste particolari missioni si sono distinti i militari italiani in Pakistan (Operazione Salam, per i civili afgani) come in Mozambico, Angola e in Bosnia, acquistando una meritata fama, mentre anche le ditte civili, come la fiorentina ABC, sono state e sono molto attive (La ABC si è aggiudicata, a fine 1997, la bonifica dei 1.200 km della ferrovia di Banguela, in Angola, superando un’agguerrita concorrenza internazionale).
Il problema di un’attivazione temporanea è abbastanza facilmente risolvibile per le mine moderne ma siamo certi che molti produttori, per non aumentarne il costo, continueranno a fabbricare semplici ordigni, dal prezzo di poche migliaia di lire, privi di questo dispositivo. Non si comprende poi come mai si insista tanto contro queste piccole armi e si sorvoli sulle armi di distruzione di massa, visto che, per esempio, prosegue la proliferazione delle ben più pericolose armi chimiche e di quelle nucleari, capaci di provocare disastri su scala planetaria. Significativo è che molti di coloro che protestano contro le mine non abbiano mai trovato nulla da ridire contro le trappole con micidiali canne appuntite utilizzate, ad esempio, dai vietcong, rigorosamente infettate con dello sterco, e altre trappole micidiali, entro cui sono finiti anche tanti civili.
Per quanto attiene la parte tecnica, la tabella A fornisce un quandro d’insieme della suddivisione dei vari tipi di mine. I maggiori progressi hanno rigurdato le capacità di mimetismo, l’efficenza operativa e i sistemi di posa o semina, con l’introduzione in servizio anche dei sistemi di semina da mezzi terrestri (Maccine interratrici, seminatori meccanici e pirotecnici), dai velivoli (Sia elicotteri che aerei) e con l’artiglieria (Minamento per traiettorie). Per le mine c/c sono stati apllicati anche sensori di nuovo tipo e realizzati ordigni basati su normali armi c/c della fanteria. Infine sono state realizzate mine con speciali dispositivi per rendere più difficile la loro bonifica, con dispositivi antirimozione e anti-choc. In merito all’efficenza delle mine, ci limiteremo a ricordare che in Vietnam l’11% dei morti e il 15% dei feriti statunitensi, furono causati dalle mine. I portoghesi nelle loro guerre coloniali ebbero le maggiori perdite da questo tipo d’insidia e problemi sono sorti anche nella Falklands e durante la liberazione del Kuwait, per non parlare delle missioni IFOR e SFOR in Bosnia, dove le uniche perdite sono state causate propio dalle mine.

LE MINE ANTIUOMO (a/u)

Dei tre tipi di mine a/u operativi, di gran lunga le più diffuse sono quelle a pressione, ordigni sempre più piccoli e difficili da localizzare. Possiamo dire che il diametro di queste mine è intorno ai 10 cm, con un peso inferiore ai 200 gr e il corpo è realizzato in materiali amagnetici (plastiche, ceramiche ecc.) e in molte l’unica componente metallica è rappresentata dallo spillo del percussore. Alcuni modelli (come la PMA-2 jugoslava) possegono un innesco di tipo chimico per cui risultano del tutto amagnetiche, rendendo necessario per la loro bonifica il vecchio sistema della sonda o mezzi meccanici. Del resto, l’esperienza insegna che il terreno, salvo rare eccezioni, è disseminato di moltissimi frammenti metallici, per cui il ricorso ai metal detector è spesso praticamente impossibile e si deve procedere con il vecchio e lentissimo sistema del sondaggio manuale a meno che, dove le condizioni del terreno lo consentano, non si faccia intervenire mezzi meccanici.

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Le mine a/u hanno un elevato potere deterrente, in quanto il solo sospetto della loro presenza induce la gran parte dei militari a non avventurarsi in aree che si pensano siano minate. Fanno eccezioni forze come i pasdaran iraniani, che si lanciavano all’attacco anche attraverso i campi minati iracheni, subendo però perdite spaventose. Le mine hanno anche la funzione d’interdire il passaggio in punti determinati e di fungere da «sentinella» contro le possibili infiltrazioni avversarie (addirittura alcune possono essere collegate ad artifizi luminosi invece che a una carica esplosiva).
Ovviamente sono stati ideati e messi in pratica vari sistemi per aprire dei varchi nei campi minati. Nell’ambito delle operazioni belliche il fattore velocità è però fondamentale, il che complica, non poco, il problema. Fra i più utilizzati sistemi per aprire dei varchi, vi era il ricorso al fuoco di sbarramento (L’esplosioni e l’onda di sovrapressione fanno detonare le mine) e poi alle cosiddette “vipere”, in pratica dei cordoni esplosivi, di varia potenza (inclusa la Giant Viper rimorchiata dai carri o i simili sistemi russi UR-67 e UR-77), trascinati da un razzo sopra il campo minato. La loro esplosione provoca un’onda di sovrappressione che attiva i detonatori delle mine. A tale proposito anche le moderne mine a/u e c/c sono state dotate di dispositivo anti-choc, in modo che l’attivazione avviene solo per una pressione continua di alcuni decimi di secondo, e non per un picco di pressione istantaneo, tipico dell’esplosioni, anche di quelle con aerosol tipo FAE (Fuel Air Explosive), utilizzati anch’essi per aprire i varchi. Questo accorgimento evita anche l’esplosioni per simpatia di più ordigni. Per impedire la rimozione manuale, alcuni ordigni a pressione sono stati forniti di dispositivo elettronico anti-rimozione che le attiva se vengono spostate. In questo caso la mina è più facilmente individuabile dai sistemi di rilevamento, proprio per la presenza dei circuiti elettrici. Addirittura alcune ditte (fra cui quelle italiane) propongono mine a/u con una componente metallica apposita per far sì che sia più facile l’individuazione dell’arma, in modo da rendere più veloce la bonifica dopo la fine delle ostilità.

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Dopo le mine a/u a pressione, quelle maggiormente diffuse sono le cosiddette mine a strappo. In pratica si tratta di ordigni che vengono sistemati sopra il terreno (con l’apposito sostegno o fissati ad un elemento verticale) e si attivano quando il sottile filo di cui sono datati entra in trazione. Sono quindi armi ideali per interdire sentieri, strade o comunque zone di transito. Hanno una carica in grado di lanciare fragmenti metallici o bilie di acciaio letali fino a 20-25 m, quindi molto pericolose per le pattuglie. Possiamo dire che si tratta di ordigni ad effetto orizzontale su 360°. Rappresentanti di questa categoria sono la diffusissima POMZ-2 (russa ma replicata anche in Cina e Corea del Nord), la PMR-2 (Jugoslava) ma anche la Technovar VAR/100/SP, le francesi Mk61 e Mk63 così come la cecoslovacca PP-Mi. Sono disponibili anche particolari detonatori “a rilascio”, che si attivano quando viene a mancare una certa tensione, per esempio quando si taglia un filo d’inciampo, credendolo collegato a un normale detonatore a strappo. Altri ordigni (anche questi facili da realizzare), si attivano al diminuire della pressione, per esempio quando si solleva qualcosa che le copre anche se non esiste un collegamento fisico fra l’ordigno.
Con il passare del tempo ai normali ordigni a strappo si sono aggiunte le “jumping mine», letteralmente mine saltanti. In pratica si tratta di mine che, una volta attivate (con filo d’inciampo o per calpestio), hanno una piccola carica che le lancia ad una certa altezza dal suolo (150 cm c.a.) prima di esplodere, in modo da saturare con le numerose bilie che circondano la carica principale, un’area molto vasta. Molto spesso queste mine hanno dei piccoli “corni” per l’attivazione anche per calpestio. Di questa categoria fanno parte l’italiana Valmara 69 (prodotta anche a Singapore e in servizio sicuramente con l’E.I., Singapore, l’Iraq e in Angola), la jugoslava PROM-1, le statunitensi M2 A4 e M16, le russe della serie OZM, l’olandese AP23, l’austriaca SpM75 ecc.
L’ultimo tipo di mine antiuomo è quello “ad effetto orizzontale”. In pratica si tratta di ordigni consistenti in una struttura scatolare od emisferica, con uno strato di bilie sovrapposto ad uno di esplosivo, il tutto disposto verticalmente sul terreno.

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Possono essere attivate a distanza o con un filo d’inciampo. L’esplosione della carica lancia un nugolo di proiettili (simile alla carica a «mitraglia» dei vecchi cannoni) che spazza il terreno. L’antesignana di queste mine fu la M-18 Claymore statunitense (copiata in molti paesi, incluso il Sud Africa e la CSI con la MON-50), con 700 sfere d’acciaio affogate in una matrice plastica, con esplosivo C4 come carica di lancio, che consente di spazzare un’area con apertura di 60 m, per una profondità di 50 m, e un’altezza di 2. È necessario una zona di sicurezza anche alle spalle della mina e la fattura arcuata serve anche per essere certi che venga messa la faccia giusta puntata verso l’area che si vuole battere. I sovietici sono i soli ad utilizzare ordigni di disegno sferico invece che il classico rettangolo arcuato (MON-100 e 200).
Molti paesi producono armi di questo tipo, tutte abbastanza simili fra loro come le austriache ARGES M80 e DNW HM 1000, la svedese FFV 013, la PADMINE britannica, le russe MON-50/90/100/200 (la cifra si riferisce alla profondità d’efficacia in metri) o la MRUD jugoslava, mentre paesi come il Sud Africa o la Corea del Sud realizzano armi molto simili.
Durante la guerra in Croazia, quando Zagabria era a corto di mine moderne, furono realizzate delle grandi mine ad effetto orizzontale, detto “Mine televisore” (in effetti forma e dimensioni ricordavano un televisore), in grado di saturare una zona molto vasta. Si tratta di ordigni facili da realizzare ma rivelatisi troppo potenti e difficili da piazzare.
Per quanto concerne le mine aviolanciabili, molte di quelle moderne possono essere distribuite da appositi dispencer appesi al gancio baricentrico degli elicotteri, magari insieme ad ordigni anticarro. Nella vegetazione è molto difficile individuare le mine, in particolare quelle a/u, più di quanto non si pensi, date le loro piccole dimensioni. Vi sono ordigni, come l’italiana BPD SB-33 (prodotta anche in Portogallo, Spagna e Grecia) che oltre ad essere realizzate in vari colori, a secondo del teatro operativo d’impiego, hanno una forma irregolare e gorrugata che ne rende più difficile l’identificazione.

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L’URSS, già alla fine degli anni Sessanta, realizzò la piccola mina a/u aviolanciabile PFM-1, nota anche come PMZ, dall’inconfondibile aspetto “alato”, pesante appena 70 g, di cui 35 di esplosivo liquido. L’arma, utilizzata dai siriani già nella guerra del 1973, è stata impiegata in grossi quanfitativi anche in Afghanistan. La PFM-1 può essere utilizzata anche da una speciale bomba del mortaio da 240 mm.
Anche gli Stati Uniti, nonostante il grande potenziale militare, hanno dato grande importanza alle mine, in particolare in alcuni teatri operativi. È il caso della linea di confronto fra le due Coree, sul 38° Parallelo. Dovendo fronteggiare l’ipotesi di massicci attacchi a “marea umana”, in quest’area sono state collocate molte mine, che gli Stati Uniti si rifiutano di eliminare.
Fra le mine a/u statunitensi, abbastanza poco conosciute con l’esclusione della Claymore, ricordiamo la M-14 a pressione, tutta plastica con l’esclusione del percussore, e la jumping mine M-16 Al. La PDM (Pursuit Deterrent Munition) M-86 è una mina che dopo alcune decine di secondi dall’attivazione, lascia partire delle piccole masse con dei fili d’inciampo che si attivano quando entrano in trazione (È stata studiata appositamente per interdire sentireri alle spalle di forze in ripiegamento). Da notare come sia dotata di un sistema di autodistruzione dopo 4 ore. Molto sviluppato è il settore delle mine a/u seminabili, tutte dotate di meccanismo di autodistruzione (da 4 ore a
5 giorni, date le difficoltà anche di riportare l’esatto punto di posa.
Segnaliamo le M-72 e le M-67 (lanciate con appositi proiettili da 155 mm che ne contengono 36), la M-74 (Per il lanciatore Flipper), la BLU-92/B del sistema GATOR dell’USAF o la VOLCANO dell’omonimo sistema, installato su veicoli ed elicotteri, che ha sostituito il sistema elicotteristico M-56. Da ricordare il sistema meccanico di posa M-128 GEMSS (Ground-Emplaced Mine Scattering System), un rimorchio con un grosso tamburo contenete 400 mine e un lanciatore che può essereprogrammato secondo le necessità.

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Nel dicembre del 1997 vi è stata la firma di un trattato per la messa al bando delle mine antiuomo, dopo una vasta mobilitazione in tal senso. Diciamo subito che in teoria l’evento ha una portata notevole ma siamo certi che in molti (gruppi di guerriglieri, per esempio) continueranno a far uso di questi ordigni. Fra i non firmatori vi sono anche gli Stati Uniti, i quali da tempo utilizzano ordigni che si neutralizzano automaticamente ma che hanno esigenze difensive ben precise, come in Corea. Dal punto di vista strategico, questo trattato avvantaggia l’attaccante rispetto al difensore. A questo punto meglio sarebbe stato meglio costringere i firmatari a utilizzare solo ordigni con dispositivo di autodistruzione ma siamo assolutamente certi che in tanti continueranno a realizzare ordigni antiuomo estremamente semplici e pericolosi, privi di questi dispositivi che eviterebbero il doloroso strascico di morti e mutilati che le mine provocano anche molti anni dopo il termine del conflitto in cui sono state posate.

LE MINE CONTROCARRO (c/c)

Forse pochi sanno che le mine anticarro costituiscono statisticamente uno delle armi più efficaci (e meno costose) contro meccanizzati e corazzati, in particolare non potendosi muovere questi su tutti i terreni. Basta pensare i problemi che ebbero le forze alleate durante l’Operazione Desert Storm o quelli dell’IFOR in Bosnia. Per esempio pochi sanno che i tre MBT OLIFANT che i sudafricani persero nella battaglia di Cuito Canevale nel 1988 furono vittime proprio di mine c/c. Progressi si sono avuti nel settore delle tradizionali mine a pressione controgingolo mentre sono apparsi i nuovi ordigni ad effetto orizzontale e quelli sottoscafo.
Le mine c/c ad effetto orizzontale si basano sul principio della carica autoforgiante o sull’impiego di un razzo anticarro. Questo tipo di mine sono sistemati sopra il suolo e servono ad interdire un tratto di terreno o strada. Il funzionamento può essere a strappo, con comando a distanza oppure basato su altri tipi di sensori (p.e. infrarossi). Come è facile intuire, in quelle abbinate ad un razzo c/c (come il LAW 80 britannico o il Panzerfaust 3 tedesco) la gittata teorica e le capacità perforanti sono identiche a quella dell’arma originale, con in più il vantaggio di poter colpire facilmente i fianchi del mezzo. Meno conosciuto è il sistema con carica autoforgiante (Self Forgint Fragment, SFF), da qualcuno confuso con la carica cava. I proiettili SFF furono sviluppati all’inizio proprio per le mine ad effetto orizzontale. Fra le armi di c/c ad effetto orizzontale possiamo ricordare la mina M.le Fl francese (incluso la versione CAPT BAR dotata di sensore infrarosso) e l’Hirtemberger ATM-6 (Austriaca). Le cariche SFF non possono essere utilizzate dalle mine a pressione perché il dardo non ha lo spazio di formarsi.

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Completamente diverso è il sistema di funzionamento delle mine cosiddette “sottoscafo”. Si tratta di armi che invece della normale carica esplosiva sono fornite di una carica cava (HEAT), che si attiva non a pressione ma in base a dei sensori (magnetici e tellurici) che rivelano quando il mezzo avversario si trova sopra la mina. Il doppio sistema di spolette (che deve coincidere per chiudere il circuito d’accensione) serve ad evitare false attivazioni. Per primo scoppia una piccola carica esplosiva che ha lo scopo di rimuovere la terra sovrastante l’ordigno, perché non disturbi il delicato effetto di “focalizzazione” della carica HEAT, che detona subito dopo. Il grosso vantaggio delle mine c/c sottoscafo è che ad attivare la mina è l’intera larghezza dello scafo e non solo l’impronta dei cingoli o delle ruote, consentendo, a parità di opportunità d’ingaggio, una densità di ordigni lineare nettamente ridotta (in parole povere, servono meno mine per ottenere la stessa capacità d’interdizione). Inoltre la carica HEAT penetra il fondo dello scafo degli MBT o dei mezzi meccanizzati, notoriamente poco protetto, su cui non si possono apllicare forme avanzate di protezione (spaziate, reattive ecc.), e al contatto del quale vi sono spesso organi molto delicati (riservetta delle munizioni e propulsore, oltre agli organi di rotolamento). Di contro per il loro impiego vi è il fatto che non possono essere seminate perché la faccia superiore dev’essere rivolta verso l’alto, data la direzionalità della carica cava.

NUOVI SISTEMI DI POSA

Le principali modifiche nel settore, oltre che la tecnica degli ordigni, ha riguardato i sistemi di posa. Dalla semplice posa manuale si è passati a quella meccanica (con relativo interramento), a quella tramite velivoli ed elicotteri, fino a quella balistica, tramite artifizi pirotecnici o all’interno di granate o razzi. In questo modo si è giunti alla possibilità d’interdire la manovra alle unità avversarie anche ben all’interno delle proprie linee, rivelandosi ottime armi per la cosiddetta contromanovrabilità.

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In un ambito in cui la velocità di Movimento costituisce un canone fondamentale, le mine costituiscono un grosso ostacolo, ancora peggiore se possono essere poste in opera rapidamente. Basta pensare a sistemi come l’italiano ISTRICE (montato su autocarro), il sistema Ranger britannico e analoghe realizzazioni tedesche e statunitensi. In pratica si tratta di tubi contenenti munizioni che altro non sono che mine con una piccola carica pirotecnica per il lancio. Opportuni apparati garantiscono, le dimensioni e la densità del campo minato, che può essere anche di tipo misto (a/u e c/c) e viene realizzato in tempi brevissimi e in modo più discreto che non quello effettuato con elicotteri.
I primi a battere con successo la strada del minamento con l’artiglieria (in particolare quella pluritubo) furono i tedeschi, con le loro mine a/c AT-1 Pandora e AT-2 Medusa, introdotta in servizio dal 1980. Queste armi furono sistemate per la prima volta sul lanciarazzi campale da 110 mm LARS (8 e 5 mine rispettivamente), ma le AT-2 costituiscono la carica bellica (in 28 esemplari) delle testate Fase 2 del lanciarazzi internazionale MLRS, adottato da diversi eserciti. I programmi statunitensi, in particolare il progetto ERAM dell’US Air Force, prevedevano addirittura mine “attive”, in pratica delle grosse mine fornite di un sensore che rilevava l’approssimarsi di un bersaglio, lanciandovi contro (con una parabola) una delle sub-munizioni con carica autoforgiante di cui era dotata, per cui una singola mina è in grado d’ingaggiare bersagli plurimi su di una superficie vasta.
Come si vede la mina c/c è e rimane un’ottima arma per interdire la manovrabìlità dell’avversario, per cui, nel futuro, sicuramente si assisterà a sviluppi interessanti. Per quanto concerne le mine a/u, francamente pensiamo che nel nuovo scenario mondiale molte potenze potranno rinunciare a questo tipo di arma ma siamo altrettanto convinti che altri paesi non attueranno alcuna moratoria sulle mine a/u.

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(Sopra) Il diagramma mostra un campo minato ottenuto per semina da elicottero, con i percorsi di quattro mezzi che hanno tentato di attraversarlo, incappando in varie mine c/c.

CHI TOCCA MUORE !

L’inviato, di guerra ha spesso e “mal” volentieri a che fare con le mine; e di mine ci occupìamo da tanto tempo. Eppure, forse ricordando che il grande Robert Kapa fu fatto fuori proprio da una mina in Vietnam, abbiamo sempre un gran rispetto per questa insidia. Le mine, chi le conosce le evita! Così si potrebbe riassumere la filosofia di fondo. Per cui sconsigliamo a chiunque di volersi togliere delle curiosità molto pericolose.
Ciò non toglie che abbiamo seguito molte volte l’attività di Posa e rimozione. Anzi, crediamo di aver conosciuto alcuni dei maggiori esperti del settore, come Tom Krolic, il rodesiano di origine irlandese, veterano di tante guerre in Africa e volontario in Croazia nel 1991. Abbiamo seguito da vicino l’abilità con cui disponeva i suoi ordigni e come gli trappolava. A differenza di altri, lui lasciava sempre dei “cancelletti” nei suoi sbarramenti, ma proprio uno di questi gli fu fatale nel maggio 1995, a guerra ormai quasi terminata. Di notte, mentre rientrava da una pattuglia nell’aria di Popovo Polje, nell’entroterra di Dubrovnik, credette di essere già fuori dal campo minato (probabilmente confondendo un punto di riferimento), facendo detonare una mina ad azione estesa PMR-2A che lo uccise e ferì gli altri due membri della pattuglia.

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In linea generale, il problema è sapere dove mettere i piedi, perché, una volta individuate, le mine si possono neutralizzare. Occhio però! Se siete stati fortunati e avete localizzato il filo d’inciampo di un ordigno a strappo, non è detto che proprio sotto di voi non vi siano anche ordigni a pressione. Occorre anche fare attenzione se in giro si scorgono elementi che riconducono alle mine, come contenitori vuoti, terra smossa, bobine di filo d’inciampo, spilli di sicurezza e via proseguendo.
A titolo puramente indicativo, possiamo dire che per rimuovere una mina, occorre rimetterla in sicura. Per questo il buon artificiere viaggia sempre con una scorta di sicure degli ordigni che pensa di dover rimuovere. L’operazione spesso presenta dei problemi, in genere dovuti al periodo che l’ordigno ha trascorso interrato, la qual cosa complica anche la rimozione del detonatore, atto finale della bonifica. Una spina che non si rinfila immediatamente, può indurre a un movimento brusco fatale. Per questo le piccole mine antiuomo a pressione vengono in genere fatte detonare sul posto in sede di bonifica. Massima attenzione a fili, cartoni, travi messe di traverso, cassette di munizioni o portafogli, messi in bella mostra ma trappolati. Addirittura i manuali di difesa territoriale jugoslavi, indicavano fra gli oggetti da trappolare le poltrone e i telefoni! Asfalto e cemento sono superfici affidabili ma occhio ai cartoni o ad altri tipi di macerie che possono ricoprirli. A Petrinja, nel settembre 1991, ero vicino all’auto con due colleghi che vollero spingersi avanti in auto, fidando che le mine anticarro sull’asfalto erano facilmente visibili. Pochi istanti dopo averli visti partire, un tremendo boato segnò lo scoppio di una mina anticarro nascosta sotto a dei cartoni, confusi fra le macerie.

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Se le mine antiuomo non sono un problema per i veicoli (occhio però a quelle a strappo e ad effetto orizzontale che possono causare serie perdite agli equipaggi dei mezzi non protetti), ben diverso è il discorso per le armi c/c. Un veicolo non protetto che fa detonare una c/c rischia di subire serie perdite. Per questo i sudafricani hanno realizzato i loro famosi veicoli, oggi largamente esportati. Anche dentro un blindato per fanteria, i rischi esistono anche per gli uomini nel vano di combattimento. Infatti la brusca accellerazione può proiettare i soldati contro il soffitto, con gravi conseguenze. Per questo è bene allacciare le cinture di sicurezza (se sono presenti) e serrare l’elmetto. Le mine anticarro sottoscafo sono ancora più pericolose, in quanto la carica cava penetra all’interno del vano da combattimento.
La professionalità dei nuclei BOE italiani è nota ormai in tutto il mondo. La “scuola” italiana è forse la più famosa e alla Cecchignola è stata recentemente attivata una struttura volta a migliorare la capacìtà operativa di questa branca del genio.

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(Sopra) Panoramica delle mine anticarro jugoslave (dall’alto e da sinistra): TMM-1 (copia della tedesca Tellermine 43, 8,6 Kg, di cui 6 di esplosivo), TMA-2A (Plastica, 7,5 kg di cui 6,5 di esplosivo TNT, tre detonatori di cui uno inferiore per il trappolamento), TMA-4 (Plastica, 6,3 kg di cui 5,5 di TNT, quattro detonatori di cui uno per il trappolamento), TMRP-6 (7,2 kg con 5,1 kg della carica perforante HEAT, trappolabile. Questo esemplare monta l’asta detonante), TMA-1 (6,5 kg di cui 5,4 di carica), TMA-3 (Interamente non metallica, quattro detonatori, 6,6 kg di cui 6,5 di esplosivo), TMA-5 (Plastica, 6,5 e 5,5 kg).

(Sotto) Mine di vario tipo

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Calibro delle Armi

Ar70-90 scrive:

Calibro delle Armi

Il calibro è rappresentato dal diametro dell’anima di una bocca da fuoco o di un’arma a canna rigata qualsiasi, di regola è espresso in mm, ed è misurato tra i pieni della rigatura. Il calibro minimo in artiglieria è pari a 20 mm. Sotto tale misura le armi vengono considerarate portatili. Il massimo calibro raggiunto in artiglieria è stato di 600 mm, appartenuto ad un mortaio semovente tedesco utilizzato nella guerra 1939-45.
Nelle armi a canna rigata di piccolo calibro, questo è rappresentato con numeri convenzionali che si riferscono alla misura in centesimi o millesimi di pollice.
Nelle armi ad anima liscia il calibro viene indicato con un numero corrispondente al numero di palle sferiche di piombo aventi diametro uguale a quello della canna cui possono essere ricavate da una libbra di piombo.

CALIBRI

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(*) MISURATI A 230 mm DALLA CULATTA – (a) Convenzione di Liegi ± 0.2 mm – (b) Italia e Francia

Informazioni utili, Per richiedere autorizzazioni all’acquisto di armi etc..

Ar70-90 scrive:

Autorizzazione all’acquisto di armi e munizioni

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Il nulla osta autorizza ad acquistare armi da sparo e munizioni e a trasportarle fino al domicilio dove si vuole detenerle. Esso deve essere richiesto anche dall’erede che acquisisce un’arma a titolo ereditario.

I titolari di porto di pistola e porto di fucile non hanno bisogno del nulla osta.

La richiesta, in bollo, indirizzata al Questore, va presentata al Commissariato di zona, se presente, in Questura o, in assenza, alla stazione Carabinieri competente per territorio, compilando l’apposito modulo disponibile anche presso gli stessi Uffici. Alla richiesta si deve allegare:

* un’ulteriore marca da bollo da euro 14,62 che sarà applicata sul nulla osta;
* la certificazione medica, rilasciata dal Medico provinciale, dall’Ufficiale sanitario o da un Medico militare o della Polizia di Stato;

* la documentazione o autocertificazione relativa al servizio prestato nelle Forze Armate o nelle Forze di Polizia ovvero il certificato di idoneità al maneggio delle armi rilasciato da una Sezione di Tiro a Segno Nazionale;

* una dichiarazione sostitutiva in cui l’interessato attesti:

1. di non trovarsi nelle condizioni ostative previste dalla legge;
2. le generalità delle persone conviventi;
3. di non essere stato riconosciuto “obiettore di coscienza” ai sensi della legge 8 luglio 1998 nr. 230.

Al posto delle dichiarazioni sostitutive può essere prodotta la relativa documentazione rilasciata dagli organi competenti.

Alla presentazione della richiesta, all’interessato è rilasciata ricevuta. La richiesta può essere inoltrata anche per posta, mediante raccomandata con avviso di ricevimento e in questo caso la ricevuta è costituita dall’avviso stesso, o per via telematica, con modalità che assicurino l’avvenuta consegna.

Denuncia di detenzione di armi o munizioni

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L’arma detenuta deve essere subito denunciata al Commissariato di zona, se presente oppure in Questura oppure, in assenza, alla stazione Carabinieri competente per territorio.

Il modulo per la denuncia è disponibile anche presso gli stessi Uffici.

E’ possibile detenere fino ad un massimo di 3 armi comuni da sparo, 6 armi sportive e numero illimitato di fucili da caccia. Le armi possedute non possono essere portate fuori dal luogo di detenzione, qualora non si possieda un apposito titolo.

Non è obbligato alla denuncia delle munizioni relative alle armi da caccia regolarmente denunciate chi non ecceda le 1000 cartucce caricate a pallini. Scatta l’obbligo della denuncia anche per le predette cartucce quando il loro numero ecceda le 1000, tenendo conto, comunque, del limite massimo di detenzione fissato in 1500 pezzi. E’ sempre obbligatoria la denuncia delle munizioni per fucile da caccia aventi caricamento diverso dai pallini. Le cartucce per pistola o rivoltella debbono essere denunciate e comunque detenute entro un limite massimo di 200 .

Denuncia di cessione di armi o munizioni

La cessione delle armi e munizioni o il relativo trasferimento in altro luogo di detenzione, deve essere immediatamente denunciato al Commissariato di zona o alla stazione Carabinieri competente per territorio.

Licenza di collezione di armi comuni da sparo

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La licenza di collezione di armi comuni da sparo permette la detenzione, ma non il porto, di armi corte e lunghe, in numero superiore a quello normalmente consentito. Può essere rilasciata anche per una sola arma comune da sparo.

Per le armi in collezione non è consentito detenere munizioni.

La licenza ha carattere permanente, quindi non deve essere rinnovata ogni anno.

La richiesta, in bollo, indirizzata al Questore, va presentata al Commissariato di zona, se presente, oppure in Questura oppure,in assenza, alla stazione Carabinieri competente per territorio, compilando l’apposito modulo disponibile anche presso gli stessi Uffici. Alla richiesta si deve allegare:

* un’ulteriore marca da bollo da Euro 14,62 che sarà applicata sulla licenza;
* la certificazione medica rilasciata dal Medico provinciale, o dall’Ufficiale sanitario o da un Medico militare o della Polizia di Stato;
* una dichiarazione sostitutiva in cui l’interessato attesti:

1. di non trovarsi nelle condizioni ostative previste dalla legge;
2. le generalità delle persone conviventi;
3. di non essere stato riconosciuto “obiettore di coscienza” ai sensi della legge 8 luglio 1998 nr. 230.

Al posto delle dichiarazioni sostitutive può essere prodotta la relativa documentazione rilasciata dagli organi competenti.

Alla presentazione della richiesta, all’interessato è rilasciata ricevuta. La richiesta può essere inoltrata anche per posta, mediante raccomandata con avviso di ricevimento e in questo caso la ricevuta è costituita dall’avviso stesso, o per via telematica, con modalità che assicurino l’avvenuta consegna.

Licenza di collezione di armi antiche, artistiche o rare

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La licenza di collezione permette di detenere armi antiche, artistiche o rare di importanza storica in numero superiore a otto.

La licenza ha carattere permanente, quindi non deve essere rinnovata ogni anno.

La richiesta, in bollo, indirizzata al Questore, va presentata al Commissariato di zona, se presente, oppure in Questura oppure,in assenza, alla stazione dei Carabinieri competente per territorio, compilando l’apposito modulo disponibile anche presso gli stessi Uffici. Alla richiesta si deve allegare:

* un’ulteriore marca da bollo da Euro 14,62 che sarà applicata sulla licenza;
* la certificazione medica rilasciata dal Medico provinciale, o dall’Ufficiale sanitario o da un Medico militare o della Polizia di Stato;
* una dichiarazione sostitutiva in cui l’interessato dichiara l’epoca a cui risalgono le armi;
* una dichiarazione sostitutiva in cui l’interessato attesti:

1. di non trovarsi nelle condizioni ostative previste dalla legge;
2. le generalità delle persone conviventi;
3. di non essere stato riconosciuto “obiettore di coscienza” ai sensi della legge 8 luglio 1998 nr. 230.

Al posto delle dichiarazioni sostitutive può essere prodotta la relativa documentazione rilasciata dagli organi competenti.

Alla presentazione della richiesta, all’interessato è rilasciata ricevuta. La richiesta può essere inoltrata anche per posta, mediante raccomandata con avviso di ricevimento e in questo caso la ricevuta è costituita dall’avviso stesso, o per via telematica, con modalità che assicurino l’avvenuta consegna.

Licenza di porto di arma corta per difesa personale

La licenza autorizza al porto dell’arma fuori dalla propria abitazione. Deve essere rinnovata annualmente.

Il modulo per la richiesta è disponibile anche presso la Questura, il Commissariato, o la stazione dei Carabinieri.

La richiesta, in bollo, deve essere inviata al Prefetto, allegando la seguente documentazione:

* un’ulteriore marca da bollo da euro 14,62 che sarà applicata sulla licenza;
* la certificazione comprovante l’idoneità psico-fisica, rilasciata dall’A.S.L. di residenza oppure dagli Uffici medico-legali e dalle strutture sanitarie militari e della Polizia di Stato;
* la ricevuta di pagamento della tassa di concessioni governative di Euro 115,00, tranne per i soggetti ammessi all’esenzione;
* la ricevuta di versamento di euro 1,94 per il costo del libretto valido 5 anni, da pagarsi per il primo rilascio e alla scadenza quinquennale, richiedendo all’Ufficio territoriale competente gli estremi del conto corrente della corrispondente Tesoreria Provinciale dello Stato;

in più sono necessarie:

* due foto recenti, formato tessera, a capo scoperto e a mezzo busto;
* la dichiarazione attestante il dimostrato bisogno di andare armati;
* la documentazione o autocertificazione relativa al servizio prestato nelle Forze Armate o nelle Forze di Polizia oppure un certificato di idoneità al maneggio delle armi rilasciato da una Sezione di Tiro a Segno Nazionale;
* una dichiarazione sostitutiva in cui l’interessato attesti:

1. di non trovarsi nelle condizioni ostative previste dalla legge;
2. le generalità delle persone conviventi;
3. di non essere stato riconosciuto “obiettore di coscienza”ai sensi della legge 8 luglio 1998 nr. 230.

Al posto delle dichiarazioni sostitutive può essere prodotta la relativa documentazione rilasciata dagli organi competenti.

Alla presentazione della richiesta, all’interessato è rilasciata ricevuta. La richiesta può essere inoltrata anche per posta, mediante raccomandata con avviso di ricevimento e in questo caso la ricevuta è costituita dall’avviso stesso, o per via telematica, con modalità che assicurino l’avvenuta consegna.

Licenza di porto di fucile per uso di caccia

E’ una licenza che autorizza al porto di fucile per uso di caccia nei periodi di apertura della stagione venatoria.

La licenza ha validità di 6 anni ed ha efficacia con il pagamento annuale della tassa di concessioni governative.

La richiesta, in bollo, indirizzata al Questore, va presentata al Commissariato di zona, se presente, oppure in Questura oppure, in assenza, alla stazione dei Carabinieri competente per territorio, compilando l’apposito modulo disponibile anche presso gli stessi Uffici. Alla richiesta si deve allegare:

* un’ulteriore marca da bollo da euro 14,62, che sarà applicata sulla licenza;
* la certificazione comprovante l’idoneità psico-fisica, rilasciata dall’A.S.L. di residenza ovvero dagli Uffici medico-legali e dalle strutture sanitarie militari e della Polizia di Stato;
* una dichiarazione sostitutiva di certificazione attestante l’abilitazione all’attività venatoria;
* la ricevuta di pagamento della tassa di concessioni governative di Euro 168,00 più un’addizionale di Euro 5.16 (come previsto dall’art.24 della legge nr. 157 dell’11 febbraio 1992);
* la ricevuta di pagamento della tassa di concessione regionale, fissata ogni anno dalle singole regioni;
* la ricevuta di versamento di Euro 1,94 per il costo del libretto valido 6 anni, da pagarsi per il primo rilascio e alla scadenza dei sei anni, richiedendo all’Ufficio territoriale competente gli estremi del conto corrente della corrispondente Tesoreria Provinciale dello Stato;
* due foto recenti, formato tessera, a capo scoperto e a mezzo busto;
* la documentazione o autocertificazione relativa al servizio prestato nelle Forze Armate o nelle Forze di Polizia o certificato di idoneità al maneggio delle armi rilasciato da una Sezione di Tiro a Segno Nazionale;
* una dichiarazione sostitutiva in cui l’interessato attesti:

1. di non trovarsi nelle condizioni ostative previste dalla legge;
2. le generalità delle persone conviventi;
3. di non essere stato riconosciuto obiettore di coscienza ai sensi della legge 8 luglio 1998 nr. 230.

Al posto delle dichiarazioni sostitutive può essere prodotta la relativa documentazione rilasciata dagli organi competenti.

Alla presentazione della richiesta, all’interessato è rilasciata ricevuta. La richiesta può essere inoltrata anche per posta, mediante raccomandata con avviso di ricevimento e in questo caso la ricevuta è costituita dall’avviso stesso, o per via telematica, con modalità che assicurino l’avvenuta consegna.

Licenza di porto d’armi per tiro a volo

La licenza di porto di fucile con canna ad anima liscia per il tiro a volo autorizza il titolare al porto delle sole armi idonee all’esercizio della specifica attività di tiro.

La licenza ha validità di 6 anni.

La richiesta, in bollo, indirizzata al Questore, va presentata al Commissariato di zona, se presente, oppure in Questura oppure, in assenza, alla stazione dei Carabinieri competente per territorio, compilando l’apposito modulo disponibile anche presso gli stessi Uffici. Alla richiesta si deve allegare:

* un’ulteriore marca da bollo da euro 14,62 che sarà applicata sulla licenza;
* la certificazione comprovante l’idoneità psico-fisica, rilasciata dall’A.S.L. di residenza ovvero dagli Uffici medico-legali e dalle strutture sanitarie militari e della Polizia di Stato;
* la ricevuta di versamento di euro 1,94 per il costo del libretto valido 6 anni, da pagarsi per il primo rilascio e alla scadenza dei 6 anni, richiedendo all’Ufficio territoriale competente gli estremi del conto corrente della corrispondente Tesoreria Provinciale dello Stato;
* due foto recenti, formato tessera, a capo scoperto e a mezzo busto;
* la documentazione o autocertificazione relativa al servizio prestato nelle Forze Armate o nelle Forze di Polizia o certificato di idoneità al maneggio delle armi rilasciato da una Sezione di Tiro a Segno Nazionale;
* una dichiarazione sostitutiva in cui l’interessato attesti:

1. di non trovarsi nelle condizioni ostative previste dalla legge;
2. le generalità delle persone conviventi;
3. di non essere stato riconosciuto obiettore di coscienza ai sensi della legge 8 luglio 1998 nr. 230.

Al posto delle dichiarazioni sostitutive può essere prodotta la relativa documentazione rilasciata dagli organi competenti.

Alla presentazione della richiesta, all’interessato è rilasciata ricevuta. La richiesta può essere inoltrata anche per posta, mediante raccomandata con avviso di ricevimento e in questo caso la ricevuta è costituita dall’avviso stesso, o per via telematica, con modalità che assicurino l’avvenuta consegna.

Licenza di trasporto di armi per uso sportivo

Scarica Modulo

La licenza autorizza al trasporto esclusivamente di armi da sparo lunghe e corte classificate sportive ed inserite nell’apposito elenco annesso al Catalogo nazionale delle armi comuni da sparo.

La richiesta, in bollo, indirizzata al Questore, va presentata al Commissariato di zona, se presente, oppure in Questura oppure, in assenza, alla stazione dei Carabinieri competente per territorio, compilando l’apposito modulo disponibile anche presso gli stessi Uffici. Alla richiesta si deve allegare:

* un’ulteriore marca da bollo da euro 14,62, che sarà applicata sulla licenza;
* lacertificazione medica rilasciata dal Medico provinciale, dall’Ufficiale sanitario o da un Medico militare o della Polizia di Stato;
* una dichiarazione sostitutiva circa il possesso dell’attestazione di una Sezione del Tiro a Segno Nazionale o di una associazione di tiro iscritta ad una federazione sportiva affiliata al CONI, da cui risulti la partecipazione dell’interessato alla relativa attività sportiva;
* una dichiarazione sostitutiva in cui l’interessato attesti:

1. di non trovarsi nelle condizioni ostative previste dalla legge;
2. le generalità delle persone conviventi;
3. di non essere stato riconosciuto obiettore di coscienza ai sensi della legge 8 luglio 1998 nr. 230.

Al posto delle dichiarazioni sostitutive può essere prodotta la relativa documentazione rilasciata dagli organi competenti.

Alla presentazione della richiesta, all’interessato è rilasciata ricevuta. La richiesta può essere inoltrata anche per posta, mediante raccomandata con avviso di ricevimento e in questo caso la ricevuta è costituita dall’avviso stesso, o per via telematica, con modalità che assicurino l’avvenuta consegna.

Vidimazione della carta di riconoscimento per il trasporto di arma o di armi, per i componenti delle società di tiro a segno

I titolari della carta di riconoscimento rilasciata dalle Sezioni del Tiro a Segno nazionale e vidimata dal Questore territorialmente competente, possono trasportare le armi ivi iscritte dal luogo di detenzione alla Sezione cui sono iscritti e viceversa.

L’arma va trasportata scarica ed in custodia.

La richiesta di vidimazione, in bollo, indirizzata al Questore, va presentata al Commissariato di zona, se presente, oppure in Questura oppure, in assenza, alla stazione dei Carabinieri competente per territorio, compilando l’apposito modulo disponibile anche presso gli stessi Uffici. Alla richiesta si deve allegare:

* la carta di riconoscimento rilasciata dalla Sezione del Tiro a segno nazionale.
* un’ulteriore marca da bollo da euro 14,62, che sarà applicata sulla carta;
* lacertificazione comprovante l’idoneità psico-fisica, rilasciata dall’A.S.L. di residenza ovvero dagli Uffici medico-legali e dalle strutture sanitarie militari e della Polizia di Stato;
* una dichiarazione sostitutiva in cui l’interessato attesti:

1. di non trovarsi nelle condizioni ostative previste dalla legge;
2. le generalità delle persone conviventi;
3. di non essere stato riconosciuto obiettore di coscienza ai sensi della legge 8 luglio 1998 nr. 230.

Al posto delle dichiarazioni sostitutive può essere prodotta la relativa documentazione rilasciata dagli organi competenti.

Alla presentazione della richiesta, all’interessato è rilasciata ricevuta. La richiesta può essere inoltrata anche per posta, mediante raccomandata con avviso di ricevimento e in questo caso la ricevuta è costituita dall’avviso stesso.

Carta europea d’arma da fuoco

La carta consente il trasporto delle armi comuni da sparo iscritte sulla carta stessa, comprese quelle da caccia e per uso sportivo, nell’ambito dei Paesi appartenenti all’Unione Europea.

Essa viene rilasciata a chi sia già in possesso di licenza di porto o trasporto armi.

Infatti la sua validità è legata a quella delle licenze o autorizzazioni a cui si riferisce e comunque non può superare i cinque anni.

La richiesta, in bollo, indirizzata al Questore, va presentata al Commissariato di zona, se presente, oppure in Questura oppure, in assenza, alla stazione dei Carabinieri competente per territorio, compilando l’apposito modulo disponibile anche presso gli stessi Uffici. Alla richiesta si deve allegare:

* un’ulteriore marca da bollo da euro 14,62, che sarà applicata sulla carta;
* la dichiarazione sostitutiva attestante il possesso delle autorizzazioni, in corso di validità come il porto o il trasporto nel territorio italiano delle armi comuni da sparo, oltre all’avvenuta denuncia di detenzione, o la relativa documentazione rilasciata dagli organi competenti;
* i dati identificativi dell’arma o delle armi, fino ad un massimo di dieci, che si intendono iscrivere sulla carta, indicando, per ognuna, tipo, marchio e modello, calibro e matricola;
* la ricevuta di versamento di Euro 0,76 per il costo della carta, richiedendo all’Ufficio territoriale competente gli estremi del conto corrente della corrispondente Tesoreria Provinciale dello Stato;
* due foto recenti, formato tessera, a capo scoperto e a mezzo busto.

Alla presentazione della richiesta, all’interessato è rilasciata ricevuta. La richiesta può essere inoltrata anche per posta, mediante raccomandata con avviso di ricevimento e in questo caso la ricevuta è costituita dall’avviso stesso, o per via telematica, con modalità che assicurino l’avvenuta consegna.

Informazioni tratte dal Sito www.poliziadistato.it

Introduzione delle Armi Leggere

Ar70-90 scrive:

Introduzione alle Armi Leggere

Definizione di Armi Leggere: Sono normalmente considerate come armi della Fanteria, come l’armamento leggero comprende le armi individuali, quelle di reparto e gli ordigni come le bombe a mano.

Rinnovamenti in questo Campo da Parte delle Forze Armate Italiane

Nel settore di autodifesa,è ormai completato il rinnovamento dell’intero paro armi,che ha comportato la sostituzione delle obsolete pistole Beretta modello 92FS,in calibro 9 mm parabellum, e l’introduzione in servizio della famiglia di fucile 70/90 in calibro 5,56 mm NATO in sostituzione dei vecchi FAL e Garand (calibro 7,62 mm NATO),poichè in ambito NATO è in corso di individuazione un nuovo calibro per le armi da autodifesa,inferiore all’attuale.E’ presumibile,per il lungo termine,l’acquisizione di armi caratterizzate da un calibro standardizzato dell’Alleanza.

Alle Forze per Operazioni Speciali,destinate a svolgere attività in contesti particolari e a stretto contatto con analoghe unità alleate,sono stati distribuiti i fucile Colt M4,anch’essi nel calibro 5,56 mm,caratterizzati da elevata versalità e idonei a supportare una vasta gamma di apparati optoelettronici per l’acquisizione degli obbiettivi.

Per quanto ottiene alla dotazione di team,sono state recentemente approviginate o sono in corso di acquisizione numerose armi idonee ad assicurare un’efficace risposta a tutte le possibili esigenze.In particolare:

– fucili cal.12 con canna ad anima liscia < Spas 15 >,impiegabili con varie tecnologie di munizioni in piombo ma anche con munizionamento in gomma a bassa letalità;

– fucili di precisione cal.338 << Lapua Magnum>>(8,6 mm x 70)destinati ai Tiratori Scelti inorganico ai reggimenti di fanteria. Tali armi sono già in distribuzione ai reparti impegnati in contesti operativi internazionali.

-lanciagranate da 40 mm di varia tipologia,idonei all’impiego di munizioni scoppianti (HE e HE FRAG) e a caricamento speciale (fumogeno e lacrimogeno).

Per i Paesi NATO,il calibro del fucile sarà ancora il 5,56 mm e quello del lanciagranate il 40 mm.

Per quanto riguarda le bombe a mano l’Esercito Italiano ha in servizio diversi modelli di ordigni che risultano ormai obsoleti o che presentano limitazioni tecniche e appriviginate.In particolare attualmente è disponibile la bomba offensiva SRCM nelle configurazioni a frammentazione, a effetto ridotto e inerte.Il manufatto è in servizio,seppure più volte modificato,sin dal 1936 e non è più completamente rispondente alle esigenze operative.E’ in oltre,disponibile la bomba offensiva/difensiva OD/82,anch’essa nelle configurazioni a frammentazione,a effetto ridotto e inerte,ma,a causa dei numerosi problemi presentati nel passato,è considerata < a consumazione >.

Supporto di fuoco a Tiro Diretto

per il breve termine l’Esercito Italiano prevede il mantenimento in servizio dei fucili mitragliatori MINIMI in calibro 5,56 mm -recentemente acquisti-e di un’aliquota di mitragliatrici Mg42/59 impiegabili sia nel calibro 5,56 mm sia nel 7,62 mm,grazie a in kit di conversione realizzato presso il Polo Mantenimento degli Armamenti Leggeri di Terni.

Inoltre,per incrementare il supporto di fuoco offerto dalle armi attualmente in dotazione,sono allo studio nuovi lanciagranate automatici impieganti munizionamento da 40 mm ad alta velocità,destinati a sostituire gli MK 19 in servizio e ad affiancare le mitragliatrici Browning calibro 12,7 mm montate sui veicoli da trasporto per la fanteria.

Come funziona un fucile a canna liscia

Ar70-90 scrive:

Come funziona un fucile a canna liscia

I fucili a canna liscia sono prevalentemente utilizzati con munizioni a pallini. Il tiro con munizioni a palla singola è comunque possibile, e risulta vantaggioso per alcuni tipi di caccia (tipicamente, cinghiale entro i 50 metri). Per avere la massima densità di rosata, spesso le canne hanno in volata un diametro inferiore di quello che hanno nella parte posteriore dell’anima: sono, cioè, “strozzate”. La strozzatura si misura in decimi di millimetro: normalmente, vengono effettuate strozzature comprese tra i 2/10 e i 10/10 (un tempo erano diffuse anche le strozzature di 12/10 di millimetro). Altro sistema di misurazione della strozzatura è l’attribuzione di un numero di stelle inversamente proporzionale al restringimento: quattro stelle indicano una canna quasi cilindrica, una stella indica una strozzatura intera (10/10). La canna cilindrica (non strozzata) è principalmente dedicata al tiro a palla singola. Taluni proiettili possono anche essere sparati in canne strozzate, poiché sono sottocalibrati o hanno la capacità di autoregolarsi in base alla strozzatura. I proiettili per fucili a canna liscia devono generalmente avere alcune scanalature elicoidali per acquisire, per l’attrito con l’aria, la rotazione giroscopica che la canna non può dare loro. La Holland & Holland ha introdotto, verso la fine del XIX secolo, una canna, denominata “Paradox”, ottimizzata per sparare sia munizioni a pallini sia munizioni a palla. La canna, infatti, era quasi completamente liscia, salvi gli ultimi 70-80 mm rigati. Questo consente di stabilizzare le palle singole, senza per questo perturbare la distribuzione della rosata dei pallini. Il particolare profilo delle rigature, inoltre, impedisce che le stesse vengano “intasate” dal piombo dei pallini.

By Armi&Tiro

Le ottiche per il tiro

Ar70-90 scrive:

Le ottiche per il tiro

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INTRODUZIONE

Le ottiche per le armi da fuoco sono strumenti di puntamento che attraverso una serie di lenti che ingrandiscono l’immagine, permettono al tiratore una maggiore precisione nel tiro. Le ottiche, chiamate anche cannocchiali, vengono montate sull’arma da fuoco lunga o corta per mezzo di appositi attacchi e differiscono notevolmente tra loro secondo l’ utilizzo a cui sono destinate. Avremo così strumenti dedicati al tiro a segno di precisione, alla caccia o ad impieghi militari. All’ interno di ogni categoria, avremo poi strumenti diversi che meglio si andranno ad adattare alle diverse discipline sportive, ad impieghi più o meno gravosi o alle necessità di avere ingombri contenuti. La struttura di un’ ottica è relativamente semplice ma le tecnologie impiegate possono anche essere molto complesse. E’ costituita da un corpo tubolare in lega metallica che contiene una serie di lenti. Le più importanti sono la lente frontale (5) dal cui diametro dipende la luminosità dell’ottica e l’ oculare. (1). Una ghiera graduata (2) permette nei modelli ad ingrandimento variabile di selezionare l’ingrandimento. Altre due ghiere posizionate al centro del corpo (3) e 4) permettono la regolazione fine dell’ ottica in verticale ed in orizzontale. Nei modelli più performanti, una ghiera ulteriore permette di correggere la parallasse.

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Swarovski PV-S 6-24×50 P, realizzata per il tiro sportivo

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Ottica di puntamento Busnell fissa con punto rosso

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Bushnell Tropy variabile (1.75-4 x 32) con finitura Camo per la Caccia

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vari tipi di attacchi per ottica…

Il funzionamento di un’ ottica è molto semplice. Il tiratore imbracciando o impugnando l’ arma e traguardando il bersaglio attraverso il cannocchiale, si troverà di fronte ad un reticolo (secondo la destinazione dell’ ottica, i reticoli possono assumere forme diverse) graduato o meno. Il centro di questo reticolo andrà posizionato la dove vogliamo che finisca il colpo. In alcuni casi, per facilitare l’aquisizione del bersaglio quando la luminosità è bassa (al crepuscolo per esempio) al centro del reticolo può essere presente un punto rosso.

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L’ ottica viene montata sull’ arma per mezzo di solidi attacchi

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Il centro del reticolo deve essere posizionato sul bersaglio da colpire

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il tiratore imbraccia l’ arma e traguarda attraverso l’ ottica

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Vari esempi di reticoli

INGRANDIMENTI

L’ ottica ingrandisce la scena in cui si trova il bersaglio facilitando il tiro. L’ingrandimento è variabile da ottica ad ottica e questo valore viene scelto secondo l’uso a cui lo strumento è destinato. Troveremo ottiche fisse 2x, 4x, 6x, 8x e così via e le ottiche variabili che, attraverso una ghiera mobile montata sul corpo, possono variare l’ ingrandimento secondo la necessità. Ad esempio ci sono ottiche 4-9x, 6-24x e così via.
Maggiore sarà l’ingrandimento, minore sarà il campo visivo restituito e, in genere, la luminosità. Ottiche con un grado di ingrandimento elevato, possono essere utilizzate per il tiro sportivo di precisione mentre possono risultare scomode per la caccia dove si preferisce utilizzare ottiche fisse o variabili con un grado di ingrandimento limitato.

In linea di massima possiamo dire che:

* forti ingrandimenti sono indicati per il tiro su bersagli fermi come nel caso del tiro sportivo a lunga distanza ed il bench rest.
* minori ingrandimenti garantiscono una visuale più ampia e luminosa e sono indicati per il tiro su bersagli in movimento a distanza ridotta, per la caccia in genere e quando la luce scarseggia.

OTTICHE FISSE O VARIABILI

Le ottiche fisse, sono più semplici e, generalmente qualitativamente migliori rispetto a quelle variabili di pari categoria. Le ottiche variabili possono adattarsi alle varie condizioni di luce, alle condizioni metereologiche ed al tipo di attività praticata.

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ghiera per variare l’ ingrandimento dell’ ottica

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Ottica fissa Leupold 35 x 45

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Ottica variabile Leupold 8.5-25 x 50

LUMINOSITA’
Come anticipato, il diametro della lente frontale è determinante per la scelta di un ottica poiché da esso dipende la luminosità della stessa. Più grande è la lente frontale maggiore sarà la luminosità dell’ ottica e la sua capacità di restituire immagini chiare e definite anche in condizione di luce scarsa. La luminosità generale sarà poi minore tanto maggiore sarà il numero degli ingrandimenti. Dobbiamo anche dire che le lenti frontali molto grandi, aumentano le dimensioni dell’ottica rendendone scomodo l’ utilizzo in molte attività. La scelta dell’ottica, in questo caso dovrà essere fatta tenendo quindi conto di questi fatti…

REGOLAZIONI
Sul corpo dell’ ottica ci sono due torrette. Attraverso ghiere numerate, è possibile tarare l’ ottica in modo fine. Ogni torretta è coperta da un tappo a vite ma è possibile (per strumenti di precisione) che vi sia un comando esterno attraverso il quale effettuare le regolazioni. Molto spesso questi comandi esterni possono essere acquistati separatamente. Le ottiche più costose presentano anche una regolazione della parallasse per avere maggiore precisione alle lunghe distanze.

Fonte by www.thegunners.it

TECNOLOGIA DELLE MUNIZIONI

Ar70-90 scrive:

TECNOLOGIA DELLE MUNIZIONI

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Termini utilizzati
Un moderno colpo d’arma da fuoco, è oggi costituito da vari elementi di base. Il proietto chiamato palla è generalmente costruito in lega di piombo ma viene spesso ricoperto da una blindatura o mantello in rame. Esistono palle di diverse forme e dimensioni per meglio adattarsi ai diversi impieghi (caccia, difesa, tiro sportivo ecc.) sulle armi a loro destinate.
Il bossolo in ottone, contiene la carica di lancio, l’innesco e la palla. La palla viene trattenuta nel bossolo attraverso il suo collo o colletto. Il bossolo può avere diverse forme, quelle principali sono cilindriche (con pareti più o meno dritte) o a bottiglia per contenere più polvere a parità di calibro (come in figura). In quest’ultimo caso tra il collo e il fianco esiste una giunzione chiamata spalla. L’inclinazione di quest’ultima può andare da pochi gradi fino a 45° nei calibri moderni ma si mantiene, generalmente, tra i 18° e i 30°. La base del bossolo chiamata testa è notevolmente rinforzata ed è costituita da un fondello e una scanalatura che serve come appiglio per l’estrattore delle armi semiautomatiche e automatiche. A seconda del tipo di fondello, si distinguono i bossoli di tipo Rimmed, Rimless e belted Rimless. Al centro della testa esiste un foro che accoglie l’innesco questo foro comunica poi con la camera del bossolo attraverso un’apertura chiamata condotto di fiamma o focone

Il Calibro
Se consultiamo un qualunque dizionario, noteremo che il calibro viene definito come: “diametro interno di una bocca da fuoco, misurato in millimetri, centimetri o pollici sui pieni della rigatura”. Con tale termine possiamo identificare solo diametro interno di una canna di un’arma da fuoco poichè proiettili del medesimo calibro possono venire montati su cartucce molto diverse tra loro (si pensi alla differenza tra un .40sw ed un 10Auto). Nella consuetudine comune però, Il calibro è diventato la misura comunemente utilizzata per classificare ed identificare le munizioni e le armi che le camerano perchè il suo valore non è sufficiente all’identificazione del tipo di cartuccia sparato.
Se prima vista, può sembrare un parametro molto semplice da definire, in realtà si tratta di un argomento molto complicato a causa dei diversi sistemi che sono stati utilizzati per la sua classificazione. Nella definizione di calibro siamo soliti includere anche molti elementi caratteristici della cartuccia, dell’arma, del produttore ecc. Abbiamo così per esempio l’ 8×57 Mauser, il .44 Remington Magnum, il .375 Holland&Holland Nitro Express.
I termini di definizione di un calibro possono essere i più disparati e non è sempre semplice trovare regole precise per poterli identificare. Nella maggior parte dei casi includono il diametro della palla e la lunghezza del bossolo ma possono comprendere molte altre sigle (alcune di nebulosa provenienza) come la sigla della ditta costruttrice, l’ arma in cui veniva sparata, la quantità di polvere nera che originariamente veniva utilizzata per il suo caricamento, il peso in grani della palla e molto altro ancora, per esempio nella famosissima .30-06, .30 è il diametro della palla in centesimi di pollice e 06 è l’anno in cui è stata adottata dall’ esercito americano.
Il diametro della palla viene espresso in centesimi di pollice come nel caso di .454 Casull e .40Smith & Wesson oppure in millimetri come nel caso di 9×21 Imi e 7.63 Mauser o tutte e due i modi. Ci sono infatti cartucce con una doppia denominazione, definite in Europa in termini metrici e nei paesi a tradizione anglosassone in centesimi di pollice. Esempi di questa categoria sono la .380 Auto conosciuta in Europa come 9Corto e la .30 Luger che diventa 7.65 Parabellum. Lunghezza e forma del bossolo concorrono all’ identificazione della cartuccia. Nella 7.62×39 o nella 8×57 Mauser, 39 e 57 corrispondono alla lunghezza espressa in millimetri. Troviamo anche esempi come la .45-70 in cui il -70 è la quantità di polvere nera espressa in grani che serviva in origine per il suo caricamento.

IL CALIBRO NEI FUCILI AD ANIMA LISCIA
In queste armi troviamo i calibri 10, 12, 16, 20, 24, 28 ecc. Un fucile in cal. 12 ha una canna con diametro maggiore di quella di un fucile in cal. 28. In questo caso il calibro corrisponde al numero di palle di diametro pari a quello interno della canna del fucile che si possono ottenere con una libbra di piombo. La canna del nostro fucile in cal. 12, ha un diametro interno di 18.53mm. Da una libbra di piombo, sarà possibile ricavare quindi 12 palle di quel diametro.

La Cartuccia Il termine cartuccia deriva da ‘carta’ e da ‘cartoccio’ poiché un tempo, le dosi di polvere nera che venivano utilizzate per caricare le armi ad avancarica, venivano (per rendere più rapida l’ operazione) preconfezionate in cilindretti di carta che potevano anche essere introdotti così com’ erano nella canna dell’arma. Queste ‘cartucce’ potevano contenere anche la palla.

IL BOSSOLO

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Il primo bossolo moderno interamente metallico, fu messo a punto dalla Smith&Wesson nel 1858 circa. Era il calibro .22 Short a percussione anulare. Era uguale a quello di oggi eccezion fatta per la polvere che ai tempi era polvere nera. Poco tempo dopo venne realizzato dalla UMC Co. (Union Metallic Cartridges Company) il bossolo metallico con percussione centrale che tutti conosciamo e usiamo da più di un secolo.

I bossoli si distinguono per la forma delle loro pareti e per il loro fondello. Le pareti possono essere a Collo di Bottiglia o Pareti Dritte i fondelli posono essere Rimmed, Semirimmed, Rimless, Rebated Rimless o Belted Rimless

Bossoli con pareti a collo di bottiglia: Si tratta di bossoli che permettono (a parità di calibro) di contenere una quantità notevole di polvere. A parte qualche caso (.357sig per esempio) si tratta di munizioni destinate alle armi lunghe.
Bossoli con pareti dritte: Le pareti possono essere anche leggermente coniche (come per il 9x21IMI). Si tratta di munizioni destinate alle armi corte.
Bossoli Rimmed e Semirimmed: Sono muniti di un fondello con un collarino sporgente. Furono i primi ad essere realizzati, sono resistenti e semplici da costruire e vengono ancora utilizzati nei revolver, nelle armi lunghe a colpo singolo e in quelle con serbatoio tubolare. Questo tipo di bossolo mal si presta al caricamento in armi automatiche o semiautomatiche poiché in una configurazione in cui i proiettili siano disposti in un caricatore l’uno sopra l’altro, l’avanzamento del colpo verso la camera di scoppio causa l’interferenza tra i collarini sporgenti.
Bossoli Rimless: Hanno un collarino che non sporge ed una scanalatura che permette l’inserimento (per l’ estrazione dalla canna) dell’ unghia dell’estrattore montata sulle armi automatiche.
Bossoli Rebated: Hanno un fondello di dimensioni inferiori a quelle del bossolo. Molti di questi calibri sfruttano otturatori preesistenti per calibrare munizioni di dimensioni maggiori
Bossoli Belted: Sono muniti di una cintura di rinforzo che irrobustisce la parte inferiore del fondello. Vengono realizzati per i calibri più ‘Nervosi’

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Gli Inneschi
L’energia richiesta per la deflagrazione della carica di lancio è fornita dall’apparecchio di ‘innesco’ o semplicemente “innesco”. L’ innesco viene inserito nel ‘focone’ del bossolo e se percosso detona, sprigionando energia verso la carica di lancio attraverso il ‘foro di vampa’. Gli inneschi possono avere diverse dimensioni ma nell’uso comune e civile troviamo inneschi per armi corte o lunghe di dimensioni dette ‘small’ o ‘large’ ed inneschi per munizioni spezzata da caccia.
L’ innesco è costituito da un involucro esterno di metallo tenero come l’ ottone che racchiude all’interno un composto detonante o ‘miscela innescante’ (comunemente si tratta di fulminato di mercurio) che contrasta con un elemento metallico detto incudine. Quest’ ultimo è costituito da una cuspide metallica che all’ atto della percussione entra in contatto con la materia innescante provocandone l’ esplosione’.

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LE PALLE
La palla è il proietto che viene lanciato verso il bersaglio dopo la deflagrazione della carica esplodente. La palla moderna è costituita da una lega di piombo, stagno ed antimonio in quantità variabili da produttore a produttore. Possono presentarsi nude oppure ricoperte o semiricoperte da un sottile strato di rame detto camicia allo scopo di favorire la penetrazione del proietto nel bersaglio.
Secondo l’ utilizzo, (caccia, difesa, tiro informale ecc.) le palle assumono forme anche molto diverse. Possono essere classificate essenzialmente in base al loro diametro o calibro, alla loro costituzione (nude, blindate ecc.), alla forma della loro punta ed alla forma della loro base. Il calibro viene espresso in centesimi di pollice o in millimetri (per es. 357” o 9mm). Il peso della palla è generalmente espresso in grani. Le palle nude vengono spesso chiamate palle ‘in piombo’ o Lead (piombo). Le palle camiciate o Blindate, vengono spesso definite chiamate FMJ o Full Metal Jaket. Attualmente, in commercio sono apparse palle ‘ramate’: si tratta di normali palle in lega a cui è stato aggiunto un sottilissimo strato di rame 8pochi micron). Questa tecnica associa i benefici delle lead a quelli delle FMJ. Ci sono anche varie combinazioni come le soft point o le semicamiciate. a titolo di esempio, eccone i tipi più diffusi:

* BHP – Bonded Hollow Point: Proiettile a punta cava con inserto metallico indeformabile (vietato)
* FMJ – Full Metal Jacket: Proiettile incamiciato o blindato
* JFP – Jacketed Flat Point: Proiettile semicamiciato a punta in piombo rotonda scoperta, soffice. Molto usato per caccia
* JHP – Jacketed Hollow Point: Proiettile incamiciato a punta cava. Vietato
* JPF – Jacketed Pre-Fragmented: Proiettile la cui incamiciatura o semi-incamiciatura è preintagliata per provocarne una frammentazione controllata.
* JTC – Jacketed Truncated Cone: Proiettile incamiciato a forma tronco-conica.
* LTC – Lead Truncated Cone: Proiettile in piombo a forma tronco-conica.
* LHP – Lead Hollow Point: Proiettile in piombo a punta cava. Vietato
* LRN – Lead Round Nose: Proiettile in piombo a ogiva di forma tonda
* PHP – Plated Hollow Point: Proiettile in piombo galvanizzato (la cui superficie è ricoperta di una patina metallica di rame) a punta cava. Vietato
* SJHP – Semi-Jacketed: Hollow Point: Proiettile semi-incamiciato a punta cava. Vietato
* SWC – Semi Wad Cutter: Proiettile di forma cilindro-conica e punta piatta (simile al tronco-conico ma meno appuntito)
* TMJ – Total Metal Jacket: Proiettile totalmente incamiciato (solitamente i proiettili FMJ non sono camiciati nella parte posteriore dove il piombo interno è allo scoperto)
* TC – Tronco coniche: Proiettile di forma conica troncata in punta

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FMJ RN: Full Metal Jacked Round Nose

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LRN: Lead Round Nose

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SWC: Semi Wad Cutter

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WC: Wad Cutter

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TC: Truncated Cone

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JHP: Jacketed Hollow Point

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RF: Round With Flat

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JSP: Jacketed Soft Point

LA POLVERE INFUME
La moderna polvere da sparo viene chiamata infume (smoke-less) perché sviluppa molto meno fumo rispetto al vecchio propellente, è inoltre caratterizzata dalla totale assenza di produzione di residui di combustione solidi e tossici. Il salnitro che serviva come sostanza ossidante necessaria alla combustione, viene sostituito con la nitrocellulosa, per le polveri a base singola o nitrocellulosa e nitroglicerina nelle polveri a base doppia. I vantaggi delle polveri a base doppia sono la loro facilità di produzione e il più alto contenuto di energia a parità di peso tuttavia esse sviluppano una più alta temperatura di esplosione risultando più corrosive per le rigature delle canne. I propellenti moderni sono caratterizzati da una combustione più ritardata o progressiva, la combustione inizia così lentamente e accelera via via sempre di più nel corso della reazione. Questa è condizione necessaria affinchè le palle (specialmente quelle pesanti) possano raggiungere elevate velocità. A questo scopo, nelle polveri, vengono aggiunti diversi tipi di sostanze chiamate deterrenti con il compito di controllare la velocità di reazione. Altro metodo per controllare la reazione dei propellenti è quello di plasmarli in grani di forma e dimensioni diversi, in genere se i grani sono più grandi, la polvere sarà più progressiva e viceversa. Combinando la forma delle polveri e il contenuto di additivi è possibile sviluppare una quantità infinita di combinazioni possibili per adattasi meglio alle esigenze del caso e al calibro dell’ arma.

STOPPING POWER
Con il termine Stopping Power o potere d’ arresto, intendiamo la capacità di una cartuccia di incapacitare l’avversario in modo che la minaccia alla quale un individuo e sottoposto, venga subito meno. Anche un proiettile che non uccide ma che è grado di rendere momentaneamente l’ avversario incapace di reagire può avere un ottimo Stopping Power.
Sebbene tutte le cartucce, anche quelle di piccolo e piccolissimo calibro siano capaci di fermare un aggressore se colpiscono un organo vitale, lo studio del potere di arresto cerca di definire la capacità di una munizioni di generare danni o lesioni capaci di fermare la minaccia tenendo conto del fatto che non sempre il colpo colpisce una zona vitale.

FUCILI MILITARI SERIE 70/90, Ar70-90/Sc70-90/Scp70-90/Ar 70-90 S

Ar70-90 scrive:

FUCILI MILITARI SERIE 70/90

Adottato dalle Forze Armate Italiane, il fucile Beretta 70/90 cal. 5,56 mm x 45 NATO ha superato brillantemente le prove più impegnative durante numerose missioni internazionali. Nelle prove tecniche d’omologazione, l’arma si è dimostrata superiore alla concorrenza in affidabilità, robustezza e prestazioni

Promosso sul campo.
Adottato dalle Forze Armate Italiane, il fucile Beretta 70/90 cal. 5,56 mm x 45 NATO ha superato brillantemente le prove più impegnative durante numerose missioni internazionali. Nelle prove tecniche d’omologazione, l’arma si è dimostrata superiore alla concorrenza in affidabilità, robustezza e prestazioni.

Arma designata NATO per la prova d’intercambiabilità munizioni, il fucile Beretta 70/90 è realizzato in tre versioni:
AR 70/90, fucile per Fanteria
SC 70/90, Carabina per Truppe Speciali
SCP 70/90, Carabina corta per Truppe Paracadutate o Meccanizzate.

I modelli AR ed SC differiscono tra loro esclusivamente per la calciatura.
L’AR dispone di calcio in tecnopolimero rinforzato con fibra di vetro, calciolo antirinculo in gomma e maglietta portacinghia reversibile.
La versione SC è dotata, invece, di calcio metallico, realizzato in lega leggera d’alluminio, con calciolo antirinculo in gomma, ribaltabile sul fianco destro dell’arma per ridurre l’ingombro longitudinale. Lo studio accurato delle forme ha consentito di realizzare una gruccia leggera ma robustissima che, una volta ribaltata, consente l’accesso ai comandi situati sul fianco destro dell’arma.
Il modello SCP si caratterizza per le dimensioni particolarmente contenute ed è anch’esso dotato della medesima gruccia in lega leggera, ribaltabile. Questa versione dispone di corto spegnifiamma con attacco a baionetta che ne consente la rapida sostituzione con un tromboncino lanciagranate dotato anche di aggancio per la baionetta.

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Caratteristiche esclusive di funzionalità, robustezza, affidabilità

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1. Leva Valvola Lanciabombe.
Ruotata verso l’alto, consente l’innesto sul tromboncino della bomba da fucile e occlude il foro presa gas.
2. Mirino Regolabile.
Protetto da alette laterali, il mirino è regolabile in elevazione.
3. Valvola Parzializzatrice.
Regola il deflusso dei gas dal cilindro. In posizione C (chiusa) limita la fuoriuscita di gas sfruttandone completamente la capacità di riarmamento (condizioni avverse).
4. Maniglia di Trasporto (optional).
Dotata d’attacco rapido, dispone di sistema di puntamento a tre punti bianchi.
5. Scatola di Culatta Trapezoidale.
L’elevata rigidità della struttura è garanzia d’indeformabilità e di ridotto attrito di scorrimento dell’otturatore e quindi di affidabilità.
6. Diottra Regolabile.
A due posizioni per tiro a 250 e 400 m, è regolabile in derivazione tramite vite laterale.
7. Calcio in Tecnopolimero Rinforzato.
Dotato di calciolo antirinculo in gomma e di maglietta portacinghia reversibile.
8. Gruccia Ribaltabile in Lega Leggera, Dotata di Calciolo Antirinculo in Gomma.
Per eventuali esigenze operative, può essere sostituita al calcio fisso anche sul campo.
9. Impugnatura Scanalata Antiscivolo.
Realizzata in tecnopolimero rinforzato, può contenere al suo interno il “service kit” opzionale. Lo sportellino incernierato non può andare perso.
10. Selettore di Tiro – Sicura.
Presente su entrambi i fianchi, consente la selezione delle posizioni di sicura, colpo singolo, raffica anche da parte di tiratori mancini. A richiesta l’arma può essere fornita anche con dispositivo di controllo raffica (3 colpi).
11. Grilletto Invernale.
Il ponticello può essere ribaltato contro l’impugnatura per consentire l’azionamento del grilletto anche con indumenti invernali.
12. Robusto Caricatore.
Rispondente allo STANAG 4179, il caricatore è realizzato in robusta lamiera d’acciaio per garantire la massima affidabilità.
13. Pulsante Sgancio Caricatore.
Presente su entrambi i fianchi dell’arma, può essere azionato anche da parte di tiratori mancini.
14. Canna Cromata Internamente per Maggiore Durata e Resistenza agli Agenti Atmosferici.
Perfettamente coassiale al tassello di chiusura (superfici di accoppiamento prestabilite e rettificate), è fissata mediante ghiera filettata e risulta pertanto facilmente sostituibile.
15. Bipiede Amovibile in Lega Leggera (optional).
Quando è ripiegato s’inserisce ergonomicamente nelle apposite guide ricavate sull’astina.
16. Tromboncino Lanciagranate.
Dotato di efficace spegnifiamma, consente il lancio di bombe da fucile con codolo da 22 mm mediante cartucce propulsive o standard.
17. Sportellino Scatola Culatta.
Si apre solo al passaggio del tiretto d’armamento e si richiude automaticamente per evitare l’ingresso di polvere, sabbia, fango all’interno della scatola di culatta.
18. Tiretto d’Armamento Ergonomico.
Ha dimensioni adatte ad essere saldamente afferrato anche con indumenti invernali.
19. Spegnifiamma Sostituibile.
Sulla versione SCP 70/90, lo spegnifiamma può essere sostituito in pochi secondi con un tromboncino lanciagranate che consente anche l’innesto della baionetta.
20. Comandi Sempre Accessibili.
Anche quando la gruccia è ribaltata lungo il fianco dell’arma, tutti i comandi rimangono accessibili.

Arma designata NATO per la prova d’intercambiabilità munizioni, il fucile Beretta 70/90 è realizzato in tre versioni:
AR 70/90, fucile per Fanteria
SC 70/90, Carabina per Truppe Speciali
SCP 70/90, Carabina corta per Truppe Paracadutate o Meccanizzate.

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Scp 70-90

Accessori

1. Maniglia di trasporto
2. Supporto per ottica
– Supporto per ottica per 70/90 S
3. Sistema di puntamento AIMPOINT®
4. Visore notturno Zeiss® Orion
5. Caricatore di ricambio
6. Cinghia di trasporto per AR
7. Kit pulizia
– Cinghia di trasporto per SC, SCP
– Attrezzo multiplo
– Kit controllo raffica (S-1-3-R)
8. Bipiede
9. Baionetta montata
10. Baionetta con fodero
11. Rafforzatore di rinculo AR,SC
12. Rafforzatore di rinculo SCP

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CARATTERISTICHE

Ar70-90

Calibro 5.56 mm x 45 NATO
Funzionamento A presa di gas indiretta.Spara ad otturatore chiuso
Chiusura Otturatore con testina rotante a due alette
Modalitò di Tiro* S-1-R. Optional: S-1-3-R
Caricatore STANAG 4179, 30 colpi
Lunghezza Totale mm 998
Lunghezza con gruccia ribaltata mm 998
Lunghezza canna mm 450
Lunghezza linea di mira mm 555
Peso arma,ca*** Kg 4,050
Peso bipiede,ca. Kg 0,360
Peso maniglia di trasporto,ca. Kg 0,360
Celerità di tiro 670 ± 70 colpi/min
Canna,rigatura e passo Cromata internamente. Rigatura a 6 righe destrorse; passo 7” (mm 178)

SC 70/90

Calibro 5.56 mm x 45 NATO
Funzionamento A presa di gas indiretta.Spara ad otturatore chiuso
Chiusura Otturatore con testina rotante a due alette
Modalitò di Tiro* S-1-R. Optional: S-1-3-R
Caricatore STANAG 4179, 30 colpi
Lunghezza Totale mm 998
Lunghezza con gruccia ribaltata mm 756
Lunghezza canna mm 450
Lunghezza linea di mira mm 555
Peso arma,ca*** Kg 4,050
Peso bipiede,ca. Kg 0,360
Peso maniglia di trasporto,ca. Kg 0,360
Celerità di tiro 670 ± 70 colpi/min
Canna,rigatura e passo Cromata internamente. Rigatura a 6 righe destrorse; passo 7” (mm 178)

SCP 70/90

Calibro 5.56 mm x 45 NATO
Funzionamento A presa di gas indiretta.Spara ad otturatore chiuso
Chiusura Otturatore con testina rotante a due alette
Modalitò di Tiro* S-1-R. Optional: S-1-3-R
Caricatore STANAG 4179, 30 colpi
Lunghezza Totale mm 908-1001**
Lunghezza con gruccia ribaltata mm 663-755**
Lunghezza canna mm 369
Lunghezza linea di mira mm 514
Peso arma,ca*** Kg 4,050-4,200**
Peso bipiede,ca. Kg 0,360
Peso maniglia di trasporto,ca. Kg 0,360
Celerità di tiro 670 ± 70 colpi/min
Canna,rigatura e passo Cromata internamente. Rigatura a 6 righe destrorse; passo 7” (mm 178)

Ar70-90 S

Calibro 5.56 mm x 45 NATO
Funzionamento A presa di gas indiretta.Spara ad otturatore chiuso
Chiusura Otturatore con testina rotante a due alette
Modalitò di Tiro* S-1
Caricatore 5 colpi
Lunghezza Totale mm 970
Lunghezza con gruccia ribaltata mm 633-755**
Lunghezza canna mm 460
Lunghezza linea di mira mm 555
Peso arma,ca*** Kg 4,000
Peso bipiede,ca. Kg 0,360
Peso maniglia di trasporto,ca. Kg 0,360
Celerità di tiro 670 ± 70 colpi/min
Canna,rigatura e passo Cromata internamente. Rigatura a 6 righe destrorse; passo 7” (mm 178)

Ar70-90 scrive:

Smontaggio Dell’Ar70-90 eseguito dai VFP 1

1-Sganciare il Caricatore [attraverso i bottoni di sgancio]
2-Togliere il Bipiede
3-Togliere la Maniglia di Trasporto
4-Togliere Astina [Kiamata in volgare Manicotto]
5-Togliere il Tromboncino spegnifiamma
6-Sfilare la valvola recupero gas con relativa ghiera di regolazione
7-Sfilare tubo copri asta d’armamento
8-Togliere il tiretto d’armamento o unghia d’armamento

Facendo queste Otto operazioni abbiamo smontato le parti Rimovibili del Fucile..

9-Staccare lo Spinotto [così il fucile si piega in due]
10-facciamo Scivolare il corpo dell’otturatore[composto a sua volta dal Carrello dell’Otturatore,Spillo di percussione ed otturatore a chiusura geometrica]

Un Ringraziamento per la Spiegazione va all’Utente lampo86