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12/07/2012
MINE
Ar70-90 scrive:
MINE
Fra tutte le armi, le mine terrestri sono quelle di cui si è parlato più estesamente, in particolare nell'ambito di una campagna volta all'abolizione di quelle antiuomo, operazione che in Italia ha assunto connotati completamente stravolti rispetto alla realtà. Incominciamo con il dire che le mine sono armi assolutamente difensive, per cui, in termini strategici, rappresentano un caso quasi unico. Dal punto di vista pratico, il loro impiego implica un solo grande difetto: Rimangono attive anche dopo che la funzione non è più necessaria, finendo per rendere pericolose vaste aree, particolarmente da quando il loro utilizzo si è esteso e non viene più correttamente riportato sulle mappe. Sono state posate decine di milioni di mine antiuomo che, anche a distanza di anni, continuano a causare vittime fra i civili. In particolare alcune piccole mine a.u. in pratica hanno effetti non letali ma provocano danni permanenti alle vittime, per cui in queste zone è facile incontrare persone che hanno subito amputazioni e altre gravi menomazioni.
Completamente da sfatare sono le solite dicerie circa gli ordigni di produzione italiana. Secondo i promotori della campagna, l'Italia è il maggior produttore di mine antiuomo e gran parte dei danni ascrivibili a questi ordigni è addebitabile a ordigni di produzione italiana. Nella realtà molti paesi hanno prodotto centinaia di milioni di questi ordigni e hanno sempre abbondantemente rifornito il mercato, senza che nessuno abbia mai protestato. Occorre anche ricordare i grossi problemi per la bonifica delle aree mìnate e dei rischi per il personale. E in queste particolari missioni si sono distinti i militari italiani in Pakistan (Operazione Salam, per i civili afgani) come in Mozambico, Angola e in Bosnia, acquistando una meritata fama, mentre anche le ditte civili, come la fiorentina ABC, sono state e sono molto attive (La ABC si è aggiudicata, a fine 1997, la bonifica dei 1.200 km della ferrovia di Banguela, in Angola, superando un'agguerrita concorrenza internazionale).
Il problema di un'attivazione temporanea è abbastanza facilmente risolvibile per le mine moderne ma siamo certi che molti produttori, per non aumentarne il costo, continueranno a fabbricare semplici ordigni, dal prezzo di poche migliaia di lire, privi di questo dispositivo. Non si comprende poi come mai si insista tanto contro queste piccole armi e si sorvoli sulle armi di distruzione di massa, visto che, per esempio, prosegue la proliferazione delle ben più pericolose armi chimiche e di quelle nucleari, capaci di provocare disastri su scala planetaria. Significativo è che molti di coloro che protestano contro le mine non abbiano mai trovato nulla da ridire contro le trappole con micidiali canne appuntite utilizzate, ad esempio, dai vietcong, rigorosamente infettate con dello sterco, e altre trappole micidiali, entro cui sono finiti anche tanti civili.
Per quanto attiene la parte tecnica, la tabella A fornisce un quandro d'insieme della suddivisione dei vari tipi di mine. I maggiori progressi hanno rigurdato le capacità di mimetismo, l'efficenza operativa e i sistemi di posa o semina, con l'introduzione in servizio anche dei sistemi di semina da mezzi terrestri (Maccine interratrici, seminatori meccanici e pirotecnici), dai velivoli (Sia elicotteri che aerei) e con l'artiglieria (Minamento per traiettorie). Per le mine c/c sono stati apllicati anche sensori di nuovo tipo e realizzati ordigni basati su normali armi c/c della fanteria. Infine sono state realizzate mine con speciali dispositivi per rendere più difficile la loro bonifica, con dispositivi antirimozione e anti-choc. In merito all'efficenza delle mine, ci limiteremo a ricordare che in Vietnam l'11% dei morti e il 15% dei feriti statunitensi, furono causati dalle mine. I portoghesi nelle loro guerre coloniali ebbero le maggiori perdite da questo tipo d'insidia e problemi sono sorti anche nella Falklands e durante la liberazione del Kuwait, per non parlare delle missioni IFOR e SFOR in Bosnia, dove le uniche perdite sono state causate propio dalle mine.
LE MINE ANTIUOMO (a/u)
Dei tre tipi di mine a/u operativi, di gran lunga le più diffuse sono quelle a pressione, ordigni sempre più piccoli e difficili da localizzare. Possiamo dire che il diametro di queste mine è intorno ai 10 cm, con un peso inferiore ai 200 gr e il corpo è realizzato in materiali amagnetici (plastiche, ceramiche ecc.) e in molte l'unica componente metallica è rappresentata dallo spillo del percussore. Alcuni modelli (come la PMA-2 jugoslava) possegono un innesco di tipo chimico per cui risultano del tutto amagnetiche, rendendo necessario per la loro bonifica il vecchio sistema della sonda o mezzi meccanici. Del resto, l'esperienza insegna che il terreno, salvo rare eccezioni, è disseminato di moltissimi frammenti metallici, per cui il ricorso ai metal detector è spesso praticamente impossibile e si deve procedere con il vecchio e lentissimo sistema del sondaggio manuale a meno che, dove le condizioni del terreno lo consentano, non si faccia intervenire mezzi meccanici.
Le mine a/u hanno un elevato potere deterrente, in quanto il solo sospetto della loro presenza induce la gran parte dei militari a non avventurarsi in aree che si pensano siano minate. Fanno eccezioni forze come i pasdaran iraniani, che si lanciavano all'attacco anche attraverso i campi minati iracheni, subendo però perdite spaventose. Le mine hanno anche la funzione d'interdire il passaggio in punti determinati e di fungere da «sentinella» contro le possibili infiltrazioni avversarie (addirittura alcune possono essere collegate ad artifizi luminosi invece che a una carica esplosiva).
Ovviamente sono stati ideati e messi in pratica vari sistemi per aprire dei varchi nei campi minati. Nell'ambito delle operazioni belliche il fattore velocità è però fondamentale, il che complica, non poco, il problema. Fra i più utilizzati sistemi per aprire dei varchi, vi era il ricorso al fuoco di sbarramento (L'esplosioni e l'onda di sovrapressione fanno detonare le mine) e poi alle cosiddette "vipere", in pratica dei cordoni esplosivi, di varia potenza (inclusa la Giant Viper rimorchiata dai carri o i simili sistemi russi UR-67 e UR-77), trascinati da un razzo sopra il campo minato. La loro esplosione provoca un'onda di sovrappressione che attiva i detonatori delle mine. A tale proposito anche le moderne mine a/u e c/c sono state dotate di dispositivo anti-choc, in modo che l'attivazione avviene solo per una pressione continua di alcuni decimi di secondo, e non per un picco di pressione istantaneo, tipico dell'esplosioni, anche di quelle con aerosol tipo FAE (Fuel Air Explosive), utilizzati anch'essi per aprire i varchi. Questo accorgimento evita anche l'esplosioni per simpatia di più ordigni. Per impedire la rimozione manuale, alcuni ordigni a pressione sono stati forniti di dispositivo elettronico anti-rimozione che le attiva se vengono spostate. In questo caso la mina è più facilmente individuabile dai sistemi di rilevamento, proprio per la presenza dei circuiti elettrici. Addirittura alcune ditte (fra cui quelle italiane) propongono mine a/u con una componente metallica apposita per far sì che sia più facile l'individuazione dell'arma, in modo da rendere più veloce la bonifica dopo la fine delle ostilità.
Dopo le mine a/u a pressione, quelle maggiormente diffuse sono le cosiddette mine a strappo. In pratica si tratta di ordigni che vengono sistemati sopra il terreno (con l'apposito sostegno o fissati ad un elemento verticale) e si attivano quando il sottile filo di cui sono datati entra in trazione. Sono quindi armi ideali per interdire sentieri, strade o comunque zone di transito. Hanno una carica in grado di lanciare fragmenti metallici o bilie di acciaio letali fino a 20-25 m, quindi molto pericolose per le pattuglie. Possiamo dire che si tratta di ordigni ad effetto orizzontale su 360°. Rappresentanti di questa categoria sono la diffusissima POMZ-2 (russa ma replicata anche in Cina e Corea del Nord), la PMR-2 (Jugoslava) ma anche la Technovar VAR/100/SP, le francesi Mk61 e Mk63 così come la cecoslovacca PP-Mi. Sono disponibili anche particolari detonatori "a rilascio", che si attivano quando viene a mancare una certa tensione, per esempio quando si taglia un filo d'inciampo, credendolo collegato a un normale detonatore a strappo. Altri ordigni (anche questi facili da realizzare), si attivano al diminuire della pressione, per esempio quando si solleva qualcosa che le copre anche se non esiste un collegamento fisico fra l'ordigno.
Con il passare del tempo ai normali ordigni a strappo si sono aggiunte le "jumping mine», letteralmente mine saltanti. In pratica si tratta di mine che, una volta attivate (con filo d'inciampo o per calpestio), hanno una piccola carica che le lancia ad una certa altezza dal suolo (150 cm c.a.) prima di esplodere, in modo da saturare con le numerose bilie che circondano la carica principale, un'area molto vasta. Molto spesso queste mine hanno dei piccoli "corni" per l'attivazione anche per calpestio. Di questa categoria fanno parte l'italiana Valmara 69 (prodotta anche a Singapore e in servizio sicuramente con l'E.I., Singapore, l'Iraq e in Angola), la jugoslava PROM-1, le statunitensi M2 A4 e M16, le russe della serie OZM, l'olandese AP23, l'austriaca SpM75 ecc.
L'ultimo tipo di mine antiuomo è quello "ad effetto orizzontale". In pratica si tratta di ordigni consistenti in una struttura scatolare od emisferica, con uno strato di bilie sovrapposto ad uno di esplosivo, il tutto disposto verticalmente sul terreno.
Possono essere attivate a distanza o con un filo d'inciampo. L'esplosione della carica lancia un nugolo di proiettili (simile alla carica a «mitraglia» dei vecchi cannoni) che spazza il terreno. L'antesignana di queste mine fu la M-18 Claymore statunitense (copiata in molti paesi, incluso il Sud Africa e la CSI con la MON-50), con 700 sfere d'acciaio affogate in una matrice plastica, con esplosivo C4 come carica di lancio, che consente di spazzare un'area con apertura di 60 m, per una profondità di 50 m, e un'altezza di 2. È necessario una zona di sicurezza anche alle spalle della mina e la fattura arcuata serve anche per essere certi che venga messa la faccia giusta puntata verso l'area che si vuole battere. I sovietici sono i soli ad utilizzare ordigni di disegno sferico invece che il classico rettangolo arcuato (MON-100 e 200).
Molti paesi producono armi di questo tipo, tutte abbastanza simili fra loro come le austriache ARGES M80 e DNW HM 1000, la svedese FFV 013, la PADMINE britannica, le russe MON-50/90/100/200 (la cifra si riferisce alla profondità d'efficacia in metri) o la MRUD jugoslava, mentre paesi come il Sud Africa o la Corea del Sud realizzano armi molto simili.
Durante la guerra in Croazia, quando Zagabria era a corto di mine moderne, furono realizzate delle grandi mine ad effetto orizzontale, detto "Mine televisore" (in effetti forma e dimensioni ricordavano un televisore), in grado di saturare una zona molto vasta. Si tratta di ordigni facili da realizzare ma rivelatisi troppo potenti e difficili da piazzare.
Per quanto concerne le mine aviolanciabili, molte di quelle moderne possono essere distribuite da appositi dispencer appesi al gancio baricentrico degli elicotteri, magari insieme ad ordigni anticarro. Nella vegetazione è molto difficile individuare le mine, in particolare quelle a/u, più di quanto non si pensi, date le loro piccole dimensioni. Vi sono ordigni, come l'italiana BPD SB-33 (prodotta anche in Portogallo, Spagna e Grecia) che oltre ad essere realizzate in vari colori, a secondo del teatro operativo d'impiego, hanno una forma irregolare e gorrugata che ne rende più difficile l'identificazione.
L'URSS, già alla fine degli anni Sessanta, realizzò la piccola mina a/u aviolanciabile PFM-1, nota anche come PMZ, dall'inconfondibile aspetto "alato", pesante appena 70 g, di cui 35 di esplosivo liquido. L'arma, utilizzata dai siriani già nella guerra del 1973, è stata impiegata in grossi quanfitativi anche in Afghanistan. La PFM-1 può essere utilizzata anche da una speciale bomba del mortaio da 240 mm.
Anche gli Stati Uniti, nonostante il grande potenziale militare, hanno dato grande importanza alle mine, in particolare in alcuni teatri operativi. È il caso della linea di confronto fra le due Coree, sul 38° Parallelo. Dovendo fronteggiare l'ipotesi di massicci attacchi a "marea umana", in quest'area sono state collocate molte mine, che gli Stati Uniti si rifiutano di eliminare.
Fra le mine a/u statunitensi, abbastanza poco conosciute con l'esclusione della Claymore, ricordiamo la M-14 a pressione, tutta plastica con l'esclusione del percussore, e la jumping mine M-16 Al. La PDM (Pursuit Deterrent Munition) M-86 è una mina che dopo alcune decine di secondi dall'attivazione, lascia partire delle piccole masse con dei fili d'inciampo che si attivano quando entrano in trazione (È stata studiata appositamente per interdire sentireri alle spalle di forze in ripiegamento). Da notare come sia dotata di un sistema di autodistruzione dopo 4 ore. Molto sviluppato è il settore delle mine a/u seminabili, tutte dotate di meccanismo di autodistruzione (da 4 ore a
5 giorni, date le difficoltà anche di riportare l'esatto punto di posa.
Segnaliamo le M-72 e le M-67 (lanciate con appositi proiettili da 155 mm che ne contengono 36), la M-74 (Per il lanciatore Flipper), la BLU-92/B del sistema GATOR dell'USAF o la VOLCANO dell'omonimo sistema, installato su veicoli ed elicotteri, che ha sostituito il sistema elicotteristico M-56. Da ricordare il sistema meccanico di posa M-128 GEMSS (Ground-Emplaced Mine Scattering System), un rimorchio con un grosso tamburo contenete 400 mine e un lanciatore che può essereprogrammato secondo le necessità.
Nel dicembre del 1997 vi è stata la firma di un trattato per la messa al bando delle mine antiuomo, dopo una vasta mobilitazione in tal senso. Diciamo subito che in teoria l'evento ha una portata notevole ma siamo certi che in molti (gruppi di guerriglieri, per esempio) continueranno a far uso di questi ordigni. Fra i non firmatori vi sono anche gli Stati Uniti, i quali da tempo utilizzano ordigni che si neutralizzano automaticamente ma che hanno esigenze difensive ben precise, come in Corea. Dal punto di vista strategico, questo trattato avvantaggia l'attaccante rispetto al difensore. A questo punto meglio sarebbe stato meglio costringere i firmatari a utilizzare solo ordigni con dispositivo di autodistruzione ma siamo assolutamente certi che in tanti continueranno a realizzare ordigni antiuomo estremamente semplici e pericolosi, privi di questi dispositivi che eviterebbero il doloroso strascico di morti e mutilati che le mine provocano anche molti anni dopo il termine del conflitto in cui sono state posate.
LE MINE CONTROCARRO (c/c)
Forse pochi sanno che le mine anticarro costituiscono statisticamente uno delle armi più efficaci (e meno costose) contro meccanizzati e corazzati, in particolare non potendosi muovere questi su tutti i terreni. Basta pensare i problemi che ebbero le forze alleate durante l'Operazione Desert Storm o quelli dell'IFOR in Bosnia. Per esempio pochi sanno che i tre MBT OLIFANT che i sudafricani persero nella battaglia di Cuito Canevale nel 1988 furono vittime proprio di mine c/c. Progressi si sono avuti nel settore delle tradizionali mine a pressione controgingolo mentre sono apparsi i nuovi ordigni ad effetto orizzontale e quelli sottoscafo.
Le mine c/c ad effetto orizzontale si basano sul principio della carica autoforgiante o sull'impiego di un razzo anticarro. Questo tipo di mine sono sistemati sopra il suolo e servono ad interdire un tratto di terreno o strada. Il funzionamento può essere a strappo, con comando a distanza oppure basato su altri tipi di sensori (p.e. infrarossi). Come è facile intuire, in quelle abbinate ad un razzo c/c (come il LAW 80 britannico o il Panzerfaust 3 tedesco) la gittata teorica e le capacità perforanti sono identiche a quella dell'arma originale, con in più il vantaggio di poter colpire facilmente i fianchi del mezzo. Meno conosciuto è il sistema con carica autoforgiante (Self Forgint Fragment, SFF), da qualcuno confuso con la carica cava. I proiettili SFF furono sviluppati all'inizio proprio per le mine ad effetto orizzontale. Fra le armi di c/c ad effetto orizzontale possiamo ricordare la mina M.le Fl francese (incluso la versione CAPT BAR dotata di sensore infrarosso) e l'Hirtemberger ATM-6 (Austriaca). Le cariche SFF non possono essere utilizzate dalle mine a pressione perché il dardo non ha lo spazio di formarsi.
Completamente diverso è il sistema di funzionamento delle mine cosiddette "sottoscafo". Si tratta di armi che invece della normale carica esplosiva sono fornite di una carica cava (HEAT), che si attiva non a pressione ma in base a dei sensori (magnetici e tellurici) che rivelano quando il mezzo avversario si trova sopra la mina. Il doppio sistema di spolette (che deve coincidere per chiudere il circuito d'accensione) serve ad evitare false attivazioni. Per primo scoppia una piccola carica esplosiva che ha lo scopo di rimuovere la terra sovrastante l'ordigno, perché non disturbi il delicato effetto di "focalizzazione" della carica HEAT, che detona subito dopo. Il grosso vantaggio delle mine c/c sottoscafo è che ad attivare la mina è l'intera larghezza dello scafo e non solo l'impronta dei cingoli o delle ruote, consentendo, a parità di opportunità d'ingaggio, una densità di ordigni lineare nettamente ridotta (in parole povere, servono meno mine per ottenere la stessa capacità d'interdizione). Inoltre la carica HEAT penetra il fondo dello scafo degli MBT o dei mezzi meccanizzati, notoriamente poco protetto, su cui non si possono apllicare forme avanzate di protezione (spaziate, reattive ecc.), e al contatto del quale vi sono spesso organi molto delicati (riservetta delle munizioni e propulsore, oltre agli organi di rotolamento). Di contro per il loro impiego vi è il fatto che non possono essere seminate perché la faccia superiore dev'essere rivolta verso l'alto, data la direzionalità della carica cava.
NUOVI SISTEMI DI POSA
Le principali modifiche nel settore, oltre che la tecnica degli ordigni, ha riguardato i sistemi di posa. Dalla semplice posa manuale si è passati a quella meccanica (con relativo interramento), a quella tramite velivoli ed elicotteri, fino a quella balistica, tramite artifizi pirotecnici o all'interno di granate o razzi. In questo modo si è giunti alla possibilità d'interdire la manovra alle unità avversarie anche ben all'interno delle proprie linee, rivelandosi ottime armi per la cosiddetta contromanovrabilità.
In un ambito in cui la velocità di Movimento costituisce un canone fondamentale, le mine costituiscono un grosso ostacolo, ancora peggiore se possono essere poste in opera rapidamente. Basta pensare a sistemi come l'italiano ISTRICE (montato su autocarro), il sistema Ranger britannico e analoghe realizzazioni tedesche e statunitensi. In pratica si tratta di tubi contenenti munizioni che altro non sono che mine con una piccola carica pirotecnica per il lancio. Opportuni apparati garantiscono, le dimensioni e la densità del campo minato, che può essere anche di tipo misto (a/u e c/c) e viene realizzato in tempi brevissimi e in modo più discreto che non quello effettuato con elicotteri.
I primi a battere con successo la strada del minamento con l'artiglieria (in particolare quella pluritubo) furono i tedeschi, con le loro mine a/c AT-1 Pandora e AT-2 Medusa, introdotta in servizio dal 1980. Queste armi furono sistemate per la prima volta sul lanciarazzi campale da 110 mm LARS (8 e 5 mine rispettivamente), ma le AT-2 costituiscono la carica bellica (in 28 esemplari) delle testate Fase 2 del lanciarazzi internazionale MLRS, adottato da diversi eserciti. I programmi statunitensi, in particolare il progetto ERAM dell'US Air Force, prevedevano addirittura mine "attive", in pratica delle grosse mine fornite di un sensore che rilevava l'approssimarsi di un bersaglio, lanciandovi contro (con una parabola) una delle sub-munizioni con carica autoforgiante di cui era dotata, per cui una singola mina è in grado d'ingaggiare bersagli plurimi su di una superficie vasta.
Come si vede la mina c/c è e rimane un'ottima arma per interdire la manovrabìlità dell'avversario, per cui, nel futuro, sicuramente si assisterà a sviluppi interessanti. Per quanto concerne le mine a/u, francamente pensiamo che nel nuovo scenario mondiale molte potenze potranno rinunciare a questo tipo di arma ma siamo altrettanto convinti che altri paesi non attueranno alcuna moratoria sulle mine a/u.
(Sopra) Il diagramma mostra un campo minato ottenuto per semina da elicottero, con i percorsi di quattro mezzi che hanno tentato di attraversarlo, incappando in varie mine c/c.
CHI TOCCA MUORE !
L'inviato, di guerra ha spesso e "mal" volentieri a che fare con le mine; e di mine ci occupìamo da tanto tempo. Eppure, forse ricordando che il grande Robert Kapa fu fatto fuori proprio da una mina in Vietnam, abbiamo sempre un gran rispetto per questa insidia. Le mine, chi le conosce le evita! Così si potrebbe riassumere la filosofia di fondo. Per cui sconsigliamo a chiunque di volersi togliere delle curiosità molto pericolose.
Ciò non toglie che abbiamo seguito molte volte l'attività di Posa e rimozione. Anzi, crediamo di aver conosciuto alcuni dei maggiori esperti del settore, come Tom Krolic, il rodesiano di origine irlandese, veterano di tante guerre in Africa e volontario in Croazia nel 1991. Abbiamo seguito da vicino l'abilità con cui disponeva i suoi ordigni e come gli trappolava. A differenza di altri, lui lasciava sempre dei "cancelletti" nei suoi sbarramenti, ma proprio uno di questi gli fu fatale nel maggio 1995, a guerra ormai quasi terminata. Di notte, mentre rientrava da una pattuglia nell'aria di Popovo Polje, nell'entroterra di Dubrovnik, credette di essere già fuori dal campo minato (probabilmente confondendo un punto di riferimento), facendo detonare una mina ad azione estesa PMR-2A che lo uccise e ferì gli altri due membri della pattuglia.
In linea generale, il problema è sapere dove mettere i piedi, perché, una volta individuate, le mine si possono neutralizzare. Occhio però! Se siete stati fortunati e avete localizzato il filo d'inciampo di un ordigno a strappo, non è detto che proprio sotto di voi non vi siano anche ordigni a pressione. Occorre anche fare attenzione se in giro si scorgono elementi che riconducono alle mine, come contenitori vuoti, terra smossa, bobine di filo d'inciampo, spilli di sicurezza e via proseguendo.
A titolo puramente indicativo, possiamo dire che per rimuovere una mina, occorre rimetterla in sicura. Per questo il buon artificiere viaggia sempre con una scorta di sicure degli ordigni che pensa di dover rimuovere. L'operazione spesso presenta dei problemi, in genere dovuti al periodo che l'ordigno ha trascorso interrato, la qual cosa complica anche la rimozione del detonatore, atto finale della bonifica. Una spina che non si rinfila immediatamente, può indurre a un movimento brusco fatale. Per questo le piccole mine antiuomo a pressione vengono in genere fatte detonare sul posto in sede di bonifica. Massima attenzione a fili, cartoni, travi messe di traverso, cassette di munizioni o portafogli, messi in bella mostra ma trappolati. Addirittura i manuali di difesa territoriale jugoslavi, indicavano fra gli oggetti da trappolare le poltrone e i telefoni! Asfalto e cemento sono superfici affidabili ma occhio ai cartoni o ad altri tipi di macerie che possono ricoprirli. A Petrinja, nel settembre 1991, ero vicino all'auto con due colleghi che vollero spingersi avanti in auto, fidando che le mine anticarro sull'asfalto erano facilmente visibili. Pochi istanti dopo averli visti partire, un tremendo boato segnò lo scoppio di una mina anticarro nascosta sotto a dei cartoni, confusi fra le macerie.
Se le mine antiuomo non sono un problema per i veicoli (occhio però a quelle a strappo e ad effetto orizzontale che possono causare serie perdite agli equipaggi dei mezzi non protetti), ben diverso è il discorso per le armi c/c. Un veicolo non protetto che fa detonare una c/c rischia di subire serie perdite. Per questo i sudafricani hanno realizzato i loro famosi veicoli, oggi largamente esportati. Anche dentro un blindato per fanteria, i rischi esistono anche per gli uomini nel vano di combattimento. Infatti la brusca accellerazione può proiettare i soldati contro il soffitto, con gravi conseguenze. Per questo è bene allacciare le cinture di sicurezza (se sono presenti) e serrare l'elmetto. Le mine anticarro sottoscafo sono ancora più pericolose, in quanto la carica cava penetra all'interno del vano da combattimento.
La professionalità dei nuclei BOE italiani è nota ormai in tutto il mondo. La "scuola" italiana è forse la più famosa e alla Cecchignola è stata recentemente attivata una struttura volta a migliorare la capacìtà operativa di questa branca del genio. 
(Sopra) Panoramica delle mine anticarro jugoslave (dall'alto e da sinistra): TMM-1 (copia della tedesca Tellermine 43, 8,6 Kg, di cui 6 di esplosivo), TMA-2A (Plastica, 7,5 kg di cui 6,5 di esplosivo TNT, tre detonatori di cui uno inferiore per il trappolamento), TMA-4 (Plastica, 6,3 kg di cui 5,5 di TNT, quattro detonatori di cui uno per il trappolamento), TMRP-6 (7,2 kg con 5,1 kg della carica perforante HEAT, trappolabile. Questo esemplare monta l'asta detonante), TMA-1 (6,5 kg di cui 5,4 di carica), TMA-3 (Interamente non metallica, quattro detonatori, 6,6 kg di cui 6,5 di esplosivo), TMA-5 (Plastica, 6,5 e 5,5 kg).
(Sotto) Mine di vario tipo 
23:50 Scritto da patrizio1995 in Armi Leggere | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: armi leggere | OKNOtizie |
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Commenti
Grazie per quest'articolo, mi è sembrata un'informazione molto interessante e vasta. Complimenti per il blog, l'ho appena scoperto e tornerò presto.
Donatella
Scritto da: donatella | 13/09/2012
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